Gasp! Domenica 24 giugno 2018

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Bozza di manifesto per i diritti del mutualismo

FUORIMERCATO

Dopo il partecipato e ricco di contenuti convegno sul Mutualismo che abbiamo organizzato a Scup a Roma lo scorso aprile, in queste settimane come gruppo organizzativo abbiamo ripreso in mano e discusso tutte le proposte uscite dai gruppi di lavoro e dalle plenarie del convegno per avviare il percorso di scrittura collettiva di un “Manifesto dei diritti del mutualismo e dell’autogestione” in grado di dare obiettivi comuni ai movimenti che lavorano per l’autodeterminazione dei territori, nelle campagne e nelle città, nella costruzione di un’economia diversa e giusta e nel conflitto sindacale, nell’opposizione alle grandi opere e nella difesa e autogestione dei beni comuni. Un manifesto che sia cornice politica condivisa per chi pratica mutualismo ma anche piattaforma rivendicativa di opposizione sociale nel nuovo scenario politico che abbiamo di fronte. Vogliamo che la scrittura sia realmente collettiva per questo procederemo a tappe. La bozza di manifesto che trovate qui sotto è già il frutto della discussione collettiva fatta al Convegno, ma vi chiediamo di discuterla territorialmente e di mandarci nei prossimi giorni, possibilmente entro il prossimo 26 giugno, vostre proposte di modifica, aggiunte, suggestioni e proposte, che potrete inserire direttamente in questo pad: https://pad.partito-pirata.it/p/bozza_manifesto_mutualismo Oppure inviarcele via mail a questo indirizzo (manifestomutualismo@autistici.org). Siete poi tutti/e invitate a partecipare sabato 30 giugno alla Fattoria senza padroni di Mondeggi, a Bagno a Ripoli a Firenze, dove durante la tre giorni di compleanno dell’autogestione della Fattoria ci sarà un momento di discussione proprio di questo manifesto e di tutti i contributi di modifica che ci saranno arrivati fino a quel momento. Dopo Mondeggi vi sarà mandata una nuova bozza da ridiscutere e modificare insieme per poi rilanciarla in forma pubblica dopo una nuova discussione collettiva a fine settembre durante l’incontro nazionale della Rete Fuori Mercato. Dall’autunno, e verso l’appuntamento della prossima primavera in cui prganizzeremo l’incontro europeo delle fabbriche recuperate e delle realtà mutualistiche, l’ambizione è che questo manifesto diventi concretamente uno strumento di mobilitazione plurale ma comune con cui affrontare le sfide della nuova fase. (Il gruppo di lavoro del convegno)

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Granello di Sabbia: Fuori dal mercato

Spunti e riflessioni dal nuovo numero del mensile online di Attac Italia

Fuorimercato, un esperienza in divenire

di Gigi Malabarba

Fuorimercato vuole costituire una realtà economica sostenibile sia dal punto di vista ecologico che sociale, organizza l’apporto quanto più ampio possibile di abilità e competenze specifiche in ogni campo e coerenti con la concezione che la ispira, riconoscendo un valore economico ad ognuna di esse tramite remunerazione o scambio. Fm non intende rappresentare un mercato alternativo, ma un’alternativa al mercato, che connette la produzione, la riproduzione e la circolazione di un’economia altra, tendenzialmente alternativa al capitalismo.

Siamo partiti dalla soddisfazione dei bisogni fondamentali individuali e collettivi conculcati dalle politiche liberiste per andare oltre la rete di sostegno o la lotta per il semplice ripristino di un welfare in ogni caso insoddisfacente.  Centrale è la tessitura di rapporti con e fra le realtà di consumo critico per affrontare le esigenze di distribuzione di ‘prodotti ad alto valore sociale aggiunto’. Non si tratta solo di essere rispettosi della salute e dell’ambiente attraverso produzioni biologiche o a ‘garanzia partecipata’, ma anche di essere rispettosi dei diritti di chi lavora, dalla produzione alla distribuzione finale. Continua a leggere “Granello di Sabbia: Fuori dal mercato”

Mutualismo. Pratiche, conflitto, autogestione. ROMA 7/8 aprile

mutualismo

EVENTO FACEBOOK

Nel 2018 la crisi economica compirà dieci anni: una crisi che dovremmo forse smettere di chiamare tale, e prendere atto della continuità con cui in questi anni sono state portate avanti le politiche neoliberiste che l’avevano prodotta. Politiche che hanno portato e portano ancora ad un aumento delle disuguaglianze sociali, alla precarizzazione del lavoro, alle devastazioni ambientali, al crescere dell’intolleranza e del razzismo verso i migranti, alla dismissione del welfare state: processi che difficilmente subiranno un’inversione, anche qualora la crisi dovesse finire e dovesse “ripartire l’economia”.

In questi anni, però, in Italia è successo anche altro. In mezzo a una crisi – questa sì – di molti dei tradizionali soggetti (istituzionali e non) della sinistra, sono nate e cresciute esperienze e movimenti che hanno messo al centro della propria pratica politica il mutualismo, l’autogestione, la cooperazione (quella vera). Oggi riconosciamo pratiche mutualistiche nei movimenti contadini, nelle fabbriche occupate, in alcune esperienze cooperative tra e con i migranti, nella solidarietà attiva con le zone terremotate o in seguito ad altre emergenze, nei movimenti contro la violenza di genere, nella riappropriazione e custodia dei beni comuni, nel consumo critico, nelle esperienze di alcuni centri sociali. Come nei primi movimenti operai e socialisti, il mutualismo sembra una chiave per rispondere ai bisogni immediati, per ricostruire legami sociali, per “praticare l’alternativa” (anche se su piccola scala), per elaborare rivendicazioni più ampie. Per costruire, in definitiva, la società diversa e più giusta nella quale desideriamo vivere.

A questi movimenti, a queste esperienze, proponiamo un incontro il più ampio possibile, che si ponga i seguenti obiettivi:

  • Discutere delle rispettive esperienze e conoscersi meglio, con l’idea che ci si possa riconoscere dentro un più ampio e comune movimento politico ed economico legato alle pratiche del mutualismo conflittuale, della autogestione, della cooperazione, dei beni comuni.
  • Discutere nello specifico di come queste esperienze costruiscono e praticano un’economia differente da quella capitalista, di quanto questa economia sia sostenibile e capace di creare reddito e quali possano essere le strade, anche in collaborazione, per far crescere questi movimenti anche dal punto di vista economico.
  • Approfondire il legame tra pratiche mutualistiche e rivendicazioni conflittuali.
    Redigere un manifesto del mutualismo e dell’autogestione, nel quale questo movimento possa riconoscersi e che possa utilizzare per ulteriori rivendicazioni, anche di fronte alle istituzioni.

Il convegno sarà articolato in 3 parti:

  • Una PRIMA PARTE, introduttiva, consisterà di interventi su argomenti teorici e storici, di carattere non accademico ma militante.
  • Una SECONDA PARTE verterà sul mutualismo e sulla cooperazione di carattere economico e produttivo. Si tratterà di un confronto all’interno di tavoli di lavoro tra esperienze di cooperazione produttiva “dal basso”, sulle caratteristiche, la composizione sociale, le difficoltà, i progetti, le relazioni con i territori in cui operano, nonché sui loro legami con forme di conflitto sociale. Gli obiettivi sono lo scambio di esperienze e la costruzione, l’allargamento, la collaborazione tra realtà e reti già esistenti, per capire se e come si possa crescere anche da un punto di vista economico-produttivo, mantenendo le proprie caratteristiche mutualistiche-autogestionarie e di economia che parte dai lavoratori e, naturalmente, costituendo un’alternativa radicale e un superamento del movimento cooperativo tradizionale, ormai integrato nel peggio del capitalismo italiano.
  • Dopo il report dei tavoli di lavoro del giorno precedente, nella TERZA PARTE si aprirà un confronto ampio sulle esperienze di autogestione e sugli statuti dei beni comuni e degli usi civici, con l’obiettivo di avviare un percorso di scrittura collettiva e creare una sorta di “manifesto del mutualismo e dell’autogestione”. L’ipotesi, da sottoporre alla discussione, è quella di costruire una rivendicazione concreta per esigere il diritto all’esistenza e allo sviluppo di esperienze, imprese, attività autogestite, mutualistiche e cooperative, ad esempio attraverso codici, ordinanze, leggi a livello comunale, regionale, nazionale, anche utilizzando gli spazi che offre la Costituzione, ad esempio con l’articolo 45. Un’iniziativa che punti a un’alleanza tra diversi per lanciare una campagna comune sui temi dell’autodeterminazione, della riappropriazione, dell’autogestione, dei beni comuni.

Promuovono: FuoriMercato – Autogestione in movimento, Edizioni Alegre, Rivista “Gli Asini”, Scup, Communia Roma

Realtà invitate ad intervenire: Anni in fuga (Nonantola), csa Arvaia (Bologna), ex Asilo Filangeri (Napoli), Atletico S. Lorenzo (Roma), Baobab Experience (Roma), Barikamà (Roma), Binario uno coworking (Roma), Bread&Roses (Bari), Brigate anti sfratto (Viareggio), Brigate di Solidarietà Attiva, Clash city workers, Camere del lavoro autonomo e precario, emporio cooperativo Camilla (Bologna), Campi aperti (Bologna), Casa del popolo 20 pietre (Bologna), Cavallerizza reale (Torino), Comitato per la difesa delle esperienze autogestite (Bologna), Comù acrobax (Roma), Contadinazioni (Palermo), Cucine in movimento (Roma), Diritti a sud (Nardò), Fòrimercato (Firenze), nodo Fuorimercato Verona, Genuino Clandestino, serigrafia Jà (Castelli romani), Karallà sartoria migrante (Milano), Karalò sartoria migrante (Roma), Labas (Bologna), LaBoje (Mantova), Legal Clinic (Roma), Lucha y Siesta (Roma), infragruppo Mag (Roma), Mancoop frabbrica recuperata (Latina), Mishikamano sartoria migrante (Milano), Mondeggi fattoria senza padroni (Firenze), Nonna Roma, Officine Popolari (Roma), Officina solidale (Siena), OfficineZero (Roma), ex Opg – Je so’ pazzo (Napoli), OSA operai dello spettacolo associati (Macerata), rete Permacultura (Sicilia), cooperativa Piam (Asti), lab Puzzle (Roma), Rete Economia Solidale, RiMaflow fabbrica recuperata (Milano), Santafede liberata (Napoli), Scuola Fuorimercato, aula studio Sharewood (Roma), Solidaria (Bari), Sos Rosarno, Terra nostra (Casoria), Terra Terra (Roma), Villa Roth (Bari), XM24 (Bologna).

Programma

Sabato 7 aprile

11.30: Presentazione lavori

12.00: Momento di presentazione e conoscenza tra le tutte le realtà invitate ad intervenire

13.00-14.00: Pranzo a Scup

14.00-16.00: Il mutualismo nella storia e nel presente

Interventi di:
Salvatore Cannavò (Edizioni Alegre): Mutualismo conflittuale e movimento operaio
Carlo De Maria (storico, Rivista “Clionet”): Il mutualismo e l’autonomia del sociale tra storia e presente
Manoela Patti (storica): L’esperienza dei fasci siciliani
Enrica Rigo (giurista): Migrazioni, diritti, conflitti
Marie Moise (ricercatrice): Le pratiche mutualistiche nei movimenti femministi
Goffredo Fofi (Rivista “Gli Asini”): Se il sociale non pensa

16.00-16.30: pausa caffè

16.30-18.00: Mutualismo e conflitto nell’economia e nella produzione

Introduzione della fabbrica recuperata RiMaflow
Interventi di: Sindicato de obreros del campo (Andalusia) e Movimento Sem Terra (Brasile)

18.00-20.00: Discussione in tre gruppi di lavoro sulla base delle introduzioni:
– Autoproduzioni
– Servizi e welfare
– Nuovio sfruttamento e nuovo lavoro

Domenica 8 aprile

9.30-10.00: Ritorno in plenaria delle proposte dei gruppi del giorno precedente

10.00-11.00: Autogestione, mutualismo, beni comuni
Introduzione Della Fattoria Senza Padroni Mondeggi
Intervento dell’Association pour l’autogestion (Francia)

11.00-13.00: Dibattito in plenaria sulle introduzioni e le proposte del giorno precedente

13.00-13.30: Conclusioni con rilancio delle proposte

“Noi e loro”? Come sono cambiate le migrazioni

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GLI ASINI

di Mimmo Perrotta

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 49 de “Gli asini”: acquista il numero e abbonati per sostenere la rivista.

Il dibattito politico e mediatico sulle migrazioni, centrato anche in periodo elettorale sull’attualità e sull’emergenza, dimentica spesso che l’immigrazione interessa l’Italia ormai da quarant’anni. Rispetto a soli quindici anni fa, il panorama delle migrazioni in Italia è cambiato sotto moltissimi aspetti. È quindi necessario provare a leggere questi processi con maggiore profondità storica. Dopo aver rapidamente ricordato quali erano le caratteristiche delle migrazioni e del dibattito pubblico nella prima metà degli anni duemila, partirò da alcuni dati per descrivere cinque grandi mutamenti avvenuti in questi quindici anni e proporrò tre considerazioni.

Tra la metà degli anni novanta e la metà degli anni duemila, il ritmo di crescita del numero di immigrati in Italia era molto sostenuto. Molti di loro entravano in Italia irregolarmente o con un visto turistico di tre mesi; trascorrevano mesi o anni in Italia senza un permesso di soggiorno, per poi “regolarizzarsi” attraverso una delle sanatorie che periodicamente i governi italiani emanavano. La più grande fu quella connessa alla legge Bossi-Fini (2002), che consentì a quasi 700mila persone di ottenere un permesso per motivi di lavoro. Tra il 31 dicembre 2003 e il 31 dicembre 2007 (prima cioè della crisi economica), il numero di stranieri regolarmente residenti in Italia è passato da meno di due milioni a quasi tre milioni e mezzo: un tasso di crescita doppio rispetto a quello dei dieci anni successivi. In quegli anni, il dibattito pubblico era ossessionato dalla distinzione tra “migranti regolari” e “clandestini”. La parte xenofoba della società italiana demonizzava i “clandestini” e li considerava come criminali indesiderati, senza tenere in considerazione il fatto che una quota altissima di stranieri era costretta a trascorrere in Italia un periodo più o meno lungo senza permesso di soggiorno a causa della mancanza di efficienti canali di ingresso regolari per la ricerca di lavoro (un tema su cui tornerò dopo); “clandestini” e “regolari”, quindi, non erano individui differenti, ma persone in fasi differenti della propria esperienza migratoria. Le organizzazioni e i movimenti di solidarietà con i migranti puntavano l’attenzione sulla “clandestinizzazione”, protestavano contro i Centri di permanenza temporanea e i rimpatri e facevano notare come lo stretto legame istituito dalla legge italiana tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro obbligasse i cittadini stranieri ad accettare condizioni di lavoro peggiori di quelle degli italiani, creando una fascia di individui vulnerabili sul mercato del lavoro. Molti lettori di “Gli asini” ricorderanno bene quel periodo. A partire dalla metà degli anni duemila, questo quadro è completamente cambiato, a causa di alcuni processi sociali, economici e geopolitici.

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Fuorimercato: formazione autoformazione sindacale

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Il 10 e l’11 marzo ci sarà alla Ri-MAFLOW di Trezzano sul Naviglio la seconda parte del percorso di auto-formazione iniziato a febbraio a #VillaRoth a Bari. Dall’#immigrazione e dal #mutualismo conflittuale passeremo ad affrontare nel dettaglio tutti quelli che sono i diritti (mancati) dei lavoratori e delle lavoratrici in #Italia e per imparare come si fa una vertenza per organizzare la propria dimensione sindacale. Le due giornate sono organizzate da #FuoriMercato in collaborazione con attivisti e delegati del Sial Cobas di Milano.

PROGRAMMA

SABATO 10 MARZO ore 10

  • Breve presentazione delle realtà che parteciperanno all’incontro
  • I rapporti di forza, la legislazione vigente, i problemi oggi nei luoghi di lavoro: come ci si difende, come si costruisce una vertenza sindacale.La rappresentanza e l’azione sindacale oggi possibile: che fare, in che modo, per esercitare quali diritti. Riportare alcune esperienze di vertenze su cui ragionare.
    Introduzione affidata ad  Angelo Pedrini, Sial Cobas Milano.Pausa pranzo – ripresa ore 15
  • Precarizzazione del mercato del lavoro, Jobs Act, tipologie contrattuali e possibilità di difesa sindacale. La Gig economy e i problemi che pone all’azione sindacale. Come ci si difende dalla destrutturazione del lavoro, i nuovi ammortizzatori sociali.
    Introduzione di Marco Filippetti e Salvatore Corizzo di FM Roma.DOMENICA 11 MARZO ore 10 – 14
  • La salute nei luoghi di lavoro, la relazione con l’ambiente e la nocività “scaricata” sul territorio circostante. I rischi per i lavoratori e le lavoratrici, possibilità di difendersi, normativa esistente.
    Introduzione affidata a Claudio Mendicino, medico del lavoro, collaboratore del Sial Cobas12.30 – pausa caffè
  • Plenaria conclusiva: pratiche mutualistiche ed approccio autogestionario, ruolo dell’organizzazione economica di lavoratori e lavoratrici come supporto delle lotte di resistenza

La partecipazione è libera. Per info potete scriverci una mail dalla pagina contatti.


Il 3-4 febbraio si è tenuto a Bari un primo momento di formazione sindacale organizzata da Fuorimercato.

Pubblichiamo un breve report di quelle giornate.

Partecipanti registrati da fuori città: 33 persone provenienti da Palermo (Contadinazioni), Calabria (Sos Rosarno), Lecce (ass. Meticcia e CIR), Nardò (Diritti a Sud), ExFadda, l’Officina del sapere (S. Vito dei Normanni, Br), Roma (Communia-Karalò e Di.Fro.-Università di Roma3), Siena (La Bagnaia), Bologna (portavoce operatori sociali), Milano (RiMake-Mshikamano). Da Bari, hanno partecipano gli e le abitanti migranti di villa Roth (aderenti con la loro associazione di riferimento a Fuorimercato, AiM), le insegnanti insieme ai migranti allievi della scuola di italiano. Abbiamo coperto parzialmente alcuni viaggi grazie alla cassa di sfruttazero e coperto tutte le spese con i contributi per la cena di sabato e il pranzo di domenica.

Sabato 3
Dopo una breve presentazione della vertenza e del percorso di autorganizzazione che ha portato all’assegnazione diretta di villa Roth, le due plenarie sono state caratterizzate dalle relazioni sulla legislazione europea e nazionale sull’immigrazione e sull’esperienza di supporto ai braccianti agricoli migranti nelle campagne di Nardò. Sono emerse tutte le istanze e le condizioni critiche e disumane di lavoro (contratti, trasporto, ecc.) e di mancanza di diritti base di cittadinanza (documenti, alloggio, residenza, ecc.) dentro e fuori i ghetti (formali e informali) presenti in città e in campagna, in Italia e non solo.

Domenica 4
Tutte le realtà partecipanti, a partire da quella ospitante, hanno raccontato le loro pratiche di solidarietà con e per i/le migranti, intrecciando le esperienze mutualistiche con l’esigenza di azioni rivendicative per accedere ad un’abitazione dignitosa, alla residenza, requisiti per l’ottenimento dei documenti, insieme all’ottenimento di regolari contratti di lavoro.

Si è individuata nell’associazione sindacale FM uno strumento da utilizzare sui territori per avviare o proseguire vertenze per la cernita e il recupero/riqualificazione di immobili pubblici abbandonati o (anche confiscati alla mafia) a scopo abitativo, ma anche come spazi per avviare progetti di inclusione socio-lavorativa economico produttiva (agro-alimentare, artigianale e non solo) a sfruttamento zero, per l’autoimpiego. Oltre alle entrate derivanti dalle attività economiche mutualistiche, è emersa l’esigenza di potersi dotare di finanziamenti istituzionali, poiché si tratta di risorse (pubbliche, quindi anche nostre!) da indirizzare verso progetti sociali di pubblica utilità. Questo non significa perdere la propria autonomia o sostituirsi alle istituzioni nell’erogazione di determinati servizi, bensì rendere sostenibili le attività produttive, artigianali che promuoviamo e portiamo avanti, al fine di garantire un reddito dignitoso a chi lavora e non solo. A riguardo, l’aspetto conflittuale nei confronti delle istituzioni rimane centrale, affinché i percorsi di autorganizzazione migrante possano far portare al riconoscimento di diritti già esistenti o all’ottenimento di nuovi.

Rispetto all’esistenza di una serie di realtà territoriali (associative e non, urbane e rurali) che solidarizzano con i e le migranti, è necessario che le relazioni esistenti si tramutino in percorsi più organizzati e continuativi, dove ognuno in base alle proprie prerogative possa rendersi più funzionale alla costruzione e al supporto di vertenze per migliorare le proprie condizioni di vita e lavoro. FuoriMercato, quindi, può diventare, localmente, uno strumento e punto di riferimento al servizio dell’azione sindacale, che non va  delegata ai sindacalisti, bensì praticata nel nostro agire quotidiano, che ci vede protagonisti migranti e nativi/e insieme, promuovere sportelli legali, casse di mutuo soccorso, corsi di italiano, supportare  o promuovere direttamente lotte per i diritti. Si è fatto riferimento anche alla riappropriazione della strumento dello sciopero, che il movimento internazionale Non Una di Meno sta praticando e ha lanciato per il prossimo 8 marzo.

Per ultimo, ma non meno importante, si è riusciti a garantire la traduzione in inglese e francese, grazie alla disponibilità di alcuni/e compagni/e imprescindibili. Questo ha permesso la partecipazione attiva dei migranti, che per noi è fondamentale rispetto alla costruzione di questo percorso di sindacato sociale e di autorganizzazione.