Bozza di manifesto per i diritti del mutualismo

FUORIMERCATO

Dopo il partecipato e ricco di contenuti convegno sul Mutualismo che abbiamo organizzato a Scup a Roma lo scorso aprile, in queste settimane come gruppo organizzativo abbiamo ripreso in mano e discusso tutte le proposte uscite dai gruppi di lavoro e dalle plenarie del convegno per avviare il percorso di scrittura collettiva di un “Manifesto dei diritti del mutualismo e dell’autogestione” in grado di dare obiettivi comuni ai movimenti che lavorano per l’autodeterminazione dei territori, nelle campagne e nelle città, nella costruzione di un’economia diversa e giusta e nel conflitto sindacale, nell’opposizione alle grandi opere e nella difesa e autogestione dei beni comuni. Un manifesto che sia cornice politica condivisa per chi pratica mutualismo ma anche piattaforma rivendicativa di opposizione sociale nel nuovo scenario politico che abbiamo di fronte. Vogliamo che la scrittura sia realmente collettiva per questo procederemo a tappe. La bozza di manifesto che trovate qui sotto è già il frutto della discussione collettiva fatta al Convegno, ma vi chiediamo di discuterla territorialmente e di mandarci nei prossimi giorni, possibilmente entro il prossimo 26 giugno, vostre proposte di modifica, aggiunte, suggestioni e proposte, che potrete inserire direttamente in questo pad: https://pad.partito-pirata.it/p/bozza_manifesto_mutualismo Oppure inviarcele via mail a questo indirizzo (manifestomutualismo@autistici.org). Siete poi tutti/e invitate a partecipare sabato 30 giugno alla Fattoria senza padroni di Mondeggi, a Bagno a Ripoli a Firenze, dove durante la tre giorni di compleanno dell’autogestione della Fattoria ci sarà un momento di discussione proprio di questo manifesto e di tutti i contributi di modifica che ci saranno arrivati fino a quel momento. Dopo Mondeggi vi sarà mandata una nuova bozza da ridiscutere e modificare insieme per poi rilanciarla in forma pubblica dopo una nuova discussione collettiva a fine settembre durante l’incontro nazionale della Rete Fuori Mercato. Dall’autunno, e verso l’appuntamento della prossima primavera in cui prganizzeremo l’incontro europeo delle fabbriche recuperate e delle realtà mutualistiche, l’ambizione è che questo manifesto diventi concretamente uno strumento di mobilitazione plurale ma comune con cui affrontare le sfide della nuova fase. (Il gruppo di lavoro del convegno)

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Granello di Sabbia: Fuori dal mercato

Spunti e riflessioni dal nuovo numero del mensile online di Attac Italia

Fuorimercato, un esperienza in divenire

di Gigi Malabarba

Fuorimercato vuole costituire una realtà economica sostenibile sia dal punto di vista ecologico che sociale, organizza l’apporto quanto più ampio possibile di abilità e competenze specifiche in ogni campo e coerenti con la concezione che la ispira, riconoscendo un valore economico ad ognuna di esse tramite remunerazione o scambio. Fm non intende rappresentare un mercato alternativo, ma un’alternativa al mercato, che connette la produzione, la riproduzione e la circolazione di un’economia altra, tendenzialmente alternativa al capitalismo.

Siamo partiti dalla soddisfazione dei bisogni fondamentali individuali e collettivi conculcati dalle politiche liberiste per andare oltre la rete di sostegno o la lotta per il semplice ripristino di un welfare in ogni caso insoddisfacente.  Centrale è la tessitura di rapporti con e fra le realtà di consumo critico per affrontare le esigenze di distribuzione di ‘prodotti ad alto valore sociale aggiunto’. Non si tratta solo di essere rispettosi della salute e dell’ambiente attraverso produzioni biologiche o a ‘garanzia partecipata’, ma anche di essere rispettosi dei diritti di chi lavora, dalla produzione alla distribuzione finale. Continua a leggere “Granello di Sabbia: Fuori dal mercato”

Mutualismo. Pratiche, conflitto, autogestione. ROMA 7/8 aprile

mutualismo

EVENTO FACEBOOK

Nel 2018 la crisi economica compirà dieci anni: una crisi che dovremmo forse smettere di chiamare tale, e prendere atto della continuità con cui in questi anni sono state portate avanti le politiche neoliberiste che l’avevano prodotta. Politiche che hanno portato e portano ancora ad un aumento delle disuguaglianze sociali, alla precarizzazione del lavoro, alle devastazioni ambientali, al crescere dell’intolleranza e del razzismo verso i migranti, alla dismissione del welfare state: processi che difficilmente subiranno un’inversione, anche qualora la crisi dovesse finire e dovesse “ripartire l’economia”.

In questi anni, però, in Italia è successo anche altro. In mezzo a una crisi – questa sì – di molti dei tradizionali soggetti (istituzionali e non) della sinistra, sono nate e cresciute esperienze e movimenti che hanno messo al centro della propria pratica politica il mutualismo, l’autogestione, la cooperazione (quella vera). Oggi riconosciamo pratiche mutualistiche nei movimenti contadini, nelle fabbriche occupate, in alcune esperienze cooperative tra e con i migranti, nella solidarietà attiva con le zone terremotate o in seguito ad altre emergenze, nei movimenti contro la violenza di genere, nella riappropriazione e custodia dei beni comuni, nel consumo critico, nelle esperienze di alcuni centri sociali. Come nei primi movimenti operai e socialisti, il mutualismo sembra una chiave per rispondere ai bisogni immediati, per ricostruire legami sociali, per “praticare l’alternativa” (anche se su piccola scala), per elaborare rivendicazioni più ampie. Per costruire, in definitiva, la società diversa e più giusta nella quale desideriamo vivere.

A questi movimenti, a queste esperienze, proponiamo un incontro il più ampio possibile, che si ponga i seguenti obiettivi:

  • Discutere delle rispettive esperienze e conoscersi meglio, con l’idea che ci si possa riconoscere dentro un più ampio e comune movimento politico ed economico legato alle pratiche del mutualismo conflittuale, della autogestione, della cooperazione, dei beni comuni.
  • Discutere nello specifico di come queste esperienze costruiscono e praticano un’economia differente da quella capitalista, di quanto questa economia sia sostenibile e capace di creare reddito e quali possano essere le strade, anche in collaborazione, per far crescere questi movimenti anche dal punto di vista economico.
  • Approfondire il legame tra pratiche mutualistiche e rivendicazioni conflittuali.
    Redigere un manifesto del mutualismo e dell’autogestione, nel quale questo movimento possa riconoscersi e che possa utilizzare per ulteriori rivendicazioni, anche di fronte alle istituzioni.

Il convegno sarà articolato in 3 parti:

  • Una PRIMA PARTE, introduttiva, consisterà di interventi su argomenti teorici e storici, di carattere non accademico ma militante.
  • Una SECONDA PARTE verterà sul mutualismo e sulla cooperazione di carattere economico e produttivo. Si tratterà di un confronto all’interno di tavoli di lavoro tra esperienze di cooperazione produttiva “dal basso”, sulle caratteristiche, la composizione sociale, le difficoltà, i progetti, le relazioni con i territori in cui operano, nonché sui loro legami con forme di conflitto sociale. Gli obiettivi sono lo scambio di esperienze e la costruzione, l’allargamento, la collaborazione tra realtà e reti già esistenti, per capire se e come si possa crescere anche da un punto di vista economico-produttivo, mantenendo le proprie caratteristiche mutualistiche-autogestionarie e di economia che parte dai lavoratori e, naturalmente, costituendo un’alternativa radicale e un superamento del movimento cooperativo tradizionale, ormai integrato nel peggio del capitalismo italiano.
  • Dopo il report dei tavoli di lavoro del giorno precedente, nella TERZA PARTE si aprirà un confronto ampio sulle esperienze di autogestione e sugli statuti dei beni comuni e degli usi civici, con l’obiettivo di avviare un percorso di scrittura collettiva e creare una sorta di “manifesto del mutualismo e dell’autogestione”. L’ipotesi, da sottoporre alla discussione, è quella di costruire una rivendicazione concreta per esigere il diritto all’esistenza e allo sviluppo di esperienze, imprese, attività autogestite, mutualistiche e cooperative, ad esempio attraverso codici, ordinanze, leggi a livello comunale, regionale, nazionale, anche utilizzando gli spazi che offre la Costituzione, ad esempio con l’articolo 45. Un’iniziativa che punti a un’alleanza tra diversi per lanciare una campagna comune sui temi dell’autodeterminazione, della riappropriazione, dell’autogestione, dei beni comuni.

Promuovono: FuoriMercato – Autogestione in movimento, Edizioni Alegre, Rivista “Gli Asini”, Scup, Communia Roma

Realtà invitate ad intervenire: Anni in fuga (Nonantola), csa Arvaia (Bologna), ex Asilo Filangeri (Napoli), Atletico S. Lorenzo (Roma), Baobab Experience (Roma), Barikamà (Roma), Binario uno coworking (Roma), Bread&Roses (Bari), Brigate anti sfratto (Viareggio), Brigate di Solidarietà Attiva, Clash city workers, Camere del lavoro autonomo e precario, emporio cooperativo Camilla (Bologna), Campi aperti (Bologna), Casa del popolo 20 pietre (Bologna), Cavallerizza reale (Torino), Comitato per la difesa delle esperienze autogestite (Bologna), Comù acrobax (Roma), Contadinazioni (Palermo), Cucine in movimento (Roma), Diritti a sud (Nardò), Fòrimercato (Firenze), nodo Fuorimercato Verona, Genuino Clandestino, serigrafia Jà (Castelli romani), Karallà sartoria migrante (Milano), Karalò sartoria migrante (Roma), Labas (Bologna), LaBoje (Mantova), Legal Clinic (Roma), Lucha y Siesta (Roma), infragruppo Mag (Roma), Mancoop frabbrica recuperata (Latina), Mishikamano sartoria migrante (Milano), Mondeggi fattoria senza padroni (Firenze), Nonna Roma, Officine Popolari (Roma), Officina solidale (Siena), OfficineZero (Roma), ex Opg – Je so’ pazzo (Napoli), OSA operai dello spettacolo associati (Macerata), rete Permacultura (Sicilia), cooperativa Piam (Asti), lab Puzzle (Roma), Rete Economia Solidale, RiMaflow fabbrica recuperata (Milano), Santafede liberata (Napoli), Scuola Fuorimercato, aula studio Sharewood (Roma), Solidaria (Bari), Sos Rosarno, Terra nostra (Casoria), Terra Terra (Roma), Villa Roth (Bari), XM24 (Bologna).

Programma

Sabato 7 aprile

11.30: Presentazione lavori

12.00: Momento di presentazione e conoscenza tra le tutte le realtà invitate ad intervenire

13.00-14.00: Pranzo a Scup

14.00-16.00: Il mutualismo nella storia e nel presente

Interventi di:
Salvatore Cannavò (Edizioni Alegre): Mutualismo conflittuale e movimento operaio
Carlo De Maria (storico, Rivista “Clionet”): Il mutualismo e l’autonomia del sociale tra storia e presente
Manoela Patti (storica): L’esperienza dei fasci siciliani
Enrica Rigo (giurista): Migrazioni, diritti, conflitti
Marie Moise (ricercatrice): Le pratiche mutualistiche nei movimenti femministi
Goffredo Fofi (Rivista “Gli Asini”): Se il sociale non pensa

16.00-16.30: pausa caffè

16.30-18.00: Mutualismo e conflitto nell’economia e nella produzione

Introduzione della fabbrica recuperata RiMaflow
Interventi di: Sindicato de obreros del campo (Andalusia) e Movimento Sem Terra (Brasile)

18.00-20.00: Discussione in tre gruppi di lavoro sulla base delle introduzioni:
– Autoproduzioni
– Servizi e welfare
– Nuovio sfruttamento e nuovo lavoro

Domenica 8 aprile

9.30-10.00: Ritorno in plenaria delle proposte dei gruppi del giorno precedente

10.00-11.00: Autogestione, mutualismo, beni comuni
Introduzione Della Fattoria Senza Padroni Mondeggi
Intervento dell’Association pour l’autogestion (Francia)

11.00-13.00: Dibattito in plenaria sulle introduzioni e le proposte del giorno precedente

13.00-13.30: Conclusioni con rilancio delle proposte

Fuorimercato: formazione autoformazione sindacale

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Il 10 e l’11 marzo ci sarà alla Ri-MAFLOW di Trezzano sul Naviglio la seconda parte del percorso di auto-formazione iniziato a febbraio a #VillaRoth a Bari. Dall’#immigrazione e dal #mutualismo conflittuale passeremo ad affrontare nel dettaglio tutti quelli che sono i diritti (mancati) dei lavoratori e delle lavoratrici in #Italia e per imparare come si fa una vertenza per organizzare la propria dimensione sindacale. Le due giornate sono organizzate da #FuoriMercato in collaborazione con attivisti e delegati del Sial Cobas di Milano.

PROGRAMMA

SABATO 10 MARZO ore 10

  • Breve presentazione delle realtà che parteciperanno all’incontro
  • I rapporti di forza, la legislazione vigente, i problemi oggi nei luoghi di lavoro: come ci si difende, come si costruisce una vertenza sindacale.La rappresentanza e l’azione sindacale oggi possibile: che fare, in che modo, per esercitare quali diritti. Riportare alcune esperienze di vertenze su cui ragionare.
    Introduzione affidata ad  Angelo Pedrini, Sial Cobas Milano.Pausa pranzo – ripresa ore 15
  • Precarizzazione del mercato del lavoro, Jobs Act, tipologie contrattuali e possibilità di difesa sindacale. La Gig economy e i problemi che pone all’azione sindacale. Come ci si difende dalla destrutturazione del lavoro, i nuovi ammortizzatori sociali.
    Introduzione di Marco Filippetti e Salvatore Corizzo di FM Roma.DOMENICA 11 MARZO ore 10 – 14
  • La salute nei luoghi di lavoro, la relazione con l’ambiente e la nocività “scaricata” sul territorio circostante. I rischi per i lavoratori e le lavoratrici, possibilità di difendersi, normativa esistente.
    Introduzione affidata a Claudio Mendicino, medico del lavoro, collaboratore del Sial Cobas12.30 – pausa caffè
  • Plenaria conclusiva: pratiche mutualistiche ed approccio autogestionario, ruolo dell’organizzazione economica di lavoratori e lavoratrici come supporto delle lotte di resistenza

La partecipazione è libera. Per info potete scriverci una mail dalla pagina contatti.


Il 3-4 febbraio si è tenuto a Bari un primo momento di formazione sindacale organizzata da Fuorimercato.

Pubblichiamo un breve report di quelle giornate.

Partecipanti registrati da fuori città: 33 persone provenienti da Palermo (Contadinazioni), Calabria (Sos Rosarno), Lecce (ass. Meticcia e CIR), Nardò (Diritti a Sud), ExFadda, l’Officina del sapere (S. Vito dei Normanni, Br), Roma (Communia-Karalò e Di.Fro.-Università di Roma3), Siena (La Bagnaia), Bologna (portavoce operatori sociali), Milano (RiMake-Mshikamano). Da Bari, hanno partecipano gli e le abitanti migranti di villa Roth (aderenti con la loro associazione di riferimento a Fuorimercato, AiM), le insegnanti insieme ai migranti allievi della scuola di italiano. Abbiamo coperto parzialmente alcuni viaggi grazie alla cassa di sfruttazero e coperto tutte le spese con i contributi per la cena di sabato e il pranzo di domenica.

Sabato 3
Dopo una breve presentazione della vertenza e del percorso di autorganizzazione che ha portato all’assegnazione diretta di villa Roth, le due plenarie sono state caratterizzate dalle relazioni sulla legislazione europea e nazionale sull’immigrazione e sull’esperienza di supporto ai braccianti agricoli migranti nelle campagne di Nardò. Sono emerse tutte le istanze e le condizioni critiche e disumane di lavoro (contratti, trasporto, ecc.) e di mancanza di diritti base di cittadinanza (documenti, alloggio, residenza, ecc.) dentro e fuori i ghetti (formali e informali) presenti in città e in campagna, in Italia e non solo.

Domenica 4
Tutte le realtà partecipanti, a partire da quella ospitante, hanno raccontato le loro pratiche di solidarietà con e per i/le migranti, intrecciando le esperienze mutualistiche con l’esigenza di azioni rivendicative per accedere ad un’abitazione dignitosa, alla residenza, requisiti per l’ottenimento dei documenti, insieme all’ottenimento di regolari contratti di lavoro.

Si è individuata nell’associazione sindacale FM uno strumento da utilizzare sui territori per avviare o proseguire vertenze per la cernita e il recupero/riqualificazione di immobili pubblici abbandonati o (anche confiscati alla mafia) a scopo abitativo, ma anche come spazi per avviare progetti di inclusione socio-lavorativa economico produttiva (agro-alimentare, artigianale e non solo) a sfruttamento zero, per l’autoimpiego. Oltre alle entrate derivanti dalle attività economiche mutualistiche, è emersa l’esigenza di potersi dotare di finanziamenti istituzionali, poiché si tratta di risorse (pubbliche, quindi anche nostre!) da indirizzare verso progetti sociali di pubblica utilità. Questo non significa perdere la propria autonomia o sostituirsi alle istituzioni nell’erogazione di determinati servizi, bensì rendere sostenibili le attività produttive, artigianali che promuoviamo e portiamo avanti, al fine di garantire un reddito dignitoso a chi lavora e non solo. A riguardo, l’aspetto conflittuale nei confronti delle istituzioni rimane centrale, affinché i percorsi di autorganizzazione migrante possano far portare al riconoscimento di diritti già esistenti o all’ottenimento di nuovi.

Rispetto all’esistenza di una serie di realtà territoriali (associative e non, urbane e rurali) che solidarizzano con i e le migranti, è necessario che le relazioni esistenti si tramutino in percorsi più organizzati e continuativi, dove ognuno in base alle proprie prerogative possa rendersi più funzionale alla costruzione e al supporto di vertenze per migliorare le proprie condizioni di vita e lavoro. FuoriMercato, quindi, può diventare, localmente, uno strumento e punto di riferimento al servizio dell’azione sindacale, che non va  delegata ai sindacalisti, bensì praticata nel nostro agire quotidiano, che ci vede protagonisti migranti e nativi/e insieme, promuovere sportelli legali, casse di mutuo soccorso, corsi di italiano, supportare  o promuovere direttamente lotte per i diritti. Si è fatto riferimento anche alla riappropriazione della strumento dello sciopero, che il movimento internazionale Non Una di Meno sta praticando e ha lanciato per il prossimo 8 marzo.

Per ultimo, ma non meno importante, si è riusciti a garantire la traduzione in inglese e francese, grazie alla disponibilità di alcuni/e compagni/e imprescindibili. Questo ha permesso la partecipazione attiva dei migranti, che per noi è fondamentale rispetto alla costruzione di questo percorso di sindacato sociale e di autorganizzazione.

Bari: Bread&Roses vuole vivere, non sopravvivere!

bread e roses centro sociale bari

FIRMA LA PETIZIONE

Dal 24 marzo 2016 lo spazio di mutuo soccorso Bread&Roses pratica autogestione, mutualismo conflittuale, solidarietà, cultura, ospitando e contribuendo a generare pratiche importanti: mercatini di autoproduzioni agroecologiche a sfruttamento zero, un’osteria popolare, un punto di distribuzione di autoproduzioni Fuorimercato e di libri e riviste di case editrici indipendenti, giornate di autoformazione, presentazioni di libri e di esperienze nate dal basso di riappropriazione da Brasile, Grecia, Siria, Palestina, assemblee in difesa dei territori e dei beni comuni, cinefrocium e cineforum degenerati, piazze del baratto, pranzi e cene solidali, momenti di socializzazione gratuiti e liberi, laboratori per bambin@, incontri di lavoratori e lavoratrici.

Sin da subito sono stati avviati i lavori di autorecupero della struttura e del giardino attiguo in totale autofinanziamento, grazie all’impegno assolutamente volontario di tante e tanti, diventando un’area verde aperta e praticabile in una zona della città erosa da palazzoni e traffico.

Il Bread&Roses non vuole fermarsi qui. Vuole continuare ad allargare le proprie prospettive, mettendo al centro le relazioni e i percorsi costruiti e raccogliendo nuove energie per ospitare tanti altri progetti e rendere più semplici le esperienze che già pratica. Vuole continuare ad immaginare con uno sguardo collettivo l’uso di tutti gli spazi e la loro progettazione creativa.

Non vogliamo in alcun modo fermarci, ma non possiamo e non intendiamo nascondere quanto sia complesso continuare tutto ciò che facciamo senza né acqua né luce. Alla lunga diventa sfiancante.

Dal momento in cui lo spazio ha aperto i propri cancelli ha intrapreso una vertenza nei confronti delle amministrazioni locali – la Città Metropolitana prima e il Comune di Bari oggi – per il diritto all’accesso alle utenze base, che però sino a questo momento non ha prodotto alcun risultato.

Ispirandoci alle esperienze che altrove in Italia si sono costruite attorno ai temi dell’autogoverno e del neomunicipalismo, abbiamo redatto di nostro pugno e presentato al Comune di Bari una bozza di regolamento per la gestione della cascina e del giardino, che dallo stesso è stata vagliata e considerata valida.

A tanta attività e sensibilità, però, l’Amministrazione risponde con la solita politica dei rimandi, tesi a narcotizzare le energie. Ci troviamo in una situazione di stallo che si protrae da molti mesi, in attesa di una qualche risposta che se non negata, il che è paradossalmente peggio, è rimandata ad altri uffici, altri tempi, altre competenze.

Eppure impedimenti di carattere tecnico-amministrativo non dovrebbero sussistere dal momento in cui il Comune di Bari, già dall’aprile 2015, si è dotato di un “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e rigenerazione dei beni comuni urbani” e che dal novembre 2017, a seguito di una delibera della Città Metropolitana in merito al “Piano delle valorizzazioni – Regolamento per l’attuazione del progetto di recupero e valorizzazione dei beni demaniali e patrimoniali dell’ente in stato di degrado abbandono” entra in possesso di beni immobili e aree verdi in disuso che sono situati nella città di Bari.

Purtroppo come sempre accade i tempi delle Istituzioni non corrispondono alle necessità delle persone. Riteniamo che questa logica vada interrotta e lo si può fare solo se le forze in campo mostrano tutta la determinazione e l’intelligenza politica necessaria.

In un momento in cui istituzioni e partiti fanno uso di concetti quali “partecipazione” o “beni comuni” in maniera sfuocata e astratta, ci appare un controsenso non consentire a chi concretamente e dal basso pratica quelle parole di andare avanti accedendo ai servizi più basilari.

Crediamo infatti che il percorso fin qui compiuto meriti di essere sostenuto e tutelato. I luoghi che come il Bread&Roses praticano forme di solidarietà e mutualismo dal basso allargate e diffuse, diventano presidi e anticorpi necessari per contrastare la frammentazione sociale, le derive di intolleranza a cui assistiamo nei confronti dei soggetti marginalizzati e una riduzione degli spazi di socialità a favore della speculazione edilizia.
E sempre in una logica di apertura e condivisione, domenica 28 gennaio abbiamo tenuto un’assemblea pubblica che ha raccolto preziose proposte e idee che rilanciano e arricchiscono ulteriormente la vita dello spazio.

Se nonostante le consuete difficoltà emerse dall’assenza di acqua e luce, il Bread&Roses riesce ad essere il luogo bello, vitale e accogliente, immaginiamo cosa potrebbe diventare se queste ci fossero.

Proprio per questo abbiamo deciso che non vogliamo più limitare i nostri sogni e i nostri desideri.

Questo è un appello destinato a sollecitare ancora una volta il Comune di Bari nel concedere l’accesso alle utenze di acqua e luce al Bread&Roses, in attuazione di quei regolamenti e procedure delle quali la stessa amministrazione si è dotata.

Perché vogliamo continuare a generare Bellezza, perché abbiamo fame di pane e voglia di rose.

L’Assemblea di Bread&Roses.

Solidarietà senza frontiere! Un progetto di mutuo soccorso contro razzismo e sfruttamento

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COMMUNIA

di Dario Firenze

Scrivo questo contributo a partire dall’esperienza in cui partecipo con altri/e all’interno dell’Associazione Mshikamano di Milano, di solidarietà e mutuo soccorso tra migranti e nativi, per raccontare di “Solidarietà senza frontiere”: un pacco regalo per il Natale 2017frutto di un progetto di economia solidale, antirazzista e contro lo sfruttamento costruito insieme a numerose altre realtà di lavoro autogestito tra migranti e nativi che costruiscono la rete di FuoriMercato.
Raccontarlo significa provare a riflettere su quale contesto e quali dinamiche circondano e determinano questo progetto, da dove vengono le pratiche che lo costituiscono e che senso prendono nella situazione che viviamo quotidianamente.
L’intento, verso la manifestazione Fight/Right del 16 Dicembre a Roma e contribuendo al dibattito che ha suscitato nella sua organizzazione e con la sua piattaforma rivendicativa, è condividere alcune parziali riflessioni, frutto di discussioni, incontri, e racconti avvenuti dentro e fuori dall’associazione. Condividendo una domanda, alla quale questo progetto e i lavori di queste realtà provano a ipotizzare qualche risposta: in che modo le pratiche e i progetti di mutuo soccorso possono essere strumento di lotta contro il razzismo e lo sfruttamento?

“Devono sparire”. Così il 25 agosto 2017 esclamava un dirigente delle forze delle ordine mentre lanciava la caccia all’uomo nero per le strade del centro di Roma. Un inseguimento nato appena dopo le violente cariche a colpi di idranti e manganelli eseguite dalle forze dell’ordine per sgomberare i rifugiati accampati in piazza Indipendenza, già cacciati cinque giorni prima dal palazzo occupato e autogestito da anni a scopo abitativo di via Curtatone.
Quest’episodio, che ha preso la scena mediatica per alcuni giorni per poi sparire completamente dall’attenzione giornalistica e dell’opinione pubblica, rappresenta in modo paradigmatico la situazione di chi migra verso l’Italia e viene “accolto” dalle politiche nazionali (nonché europee) di gestione dei flussi migratori.
Ed è paradigmatico proprio per quelle parole rappresentative di un progetto preciso: far sparire chi è riconosciuto nella figura del “migrante”, il “problema pubblico” al centro della scena politica e sociale italiana dell’ultima fase.
Rendere invisibili, cancellare, segregare, centinaia di migliaia di persone che vivono, abitano, lavorano e/o attraversano questo paese, con delle pratiche e delle strutture di violenza ed esclusione su tutti i livelli: fisica, giuridica, economica, sociale, politica.

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Sobilla migrante – 18 e 30 novembre 2017. Mutuo soccorso, autogestione, accoglienza dal basso

banner migrante sfruttazero

https://it-it.facebook.com/events/239408429926708/

Nell’Italia del razzismo istituzionale, dell’insofferenza sociale diffusa, dove tolleranza e xenofobia alimentano divisioni e conflitti, esistono diverse realtà urbane e rurali, composte da native/i e migranti, accomunate da pratiche sociali ed economiche basate sul mutuo soccorso e sull’autogestione. Molte di queste esperienze che vivono e si alimentano attraverso la valorizzazione delle diversità – il colore della pelle, il genere o l’ orientamento sessuale, la provenienza geografica – vogliono costruire un’economia altra, fuori e contro le leggi del mercato e al contempo rivendicano la libertà per tutte/i di circolare regolarmente, senza dover subire espulsioni e respingimenti, senza dover sottostare a continui ricatti. Sono pratiche solidali di accoglienza dal basso, autoproduzioni agroalimentari e artigianali fuori dalle logiche dello sfruttamento delle persone e della terra, reti di supporto legale e di inclusione sociale diffuse sui territori. Sono il frutto di un lavoro comune che chiamiamo Fuorimercato. Mentre si costruiscono embrioni di una società differente da quella in cui viviamo, è necessario partecipare anche ad una battaglia cruciale: quella per la cittadinanza e per il diritto all’ospitalità, per porre fine alle politiche repressive e securitarie, contro le leggi Bossi-Fini e Minniti-Orlando, il Regolamento Dublino e l’operato di Frontex, per la chiusura immediata dei campi di detenzione in Libia. Nessuna persona è illegale!

SABATO 18 NOVEMBRE
ore 18.00 presentazione di SFRUTTAZERO – La passata di pomodoro con lo 0% di sfruttamento e VILLA ROTH OCCUPATA – Rivendicare la felicità!
con l’intervento di Osservatorio Migranti Verona

La passata di pomodoro Sfruttazero e l’occupazione abitativa di Villa Roth, sono due esperienze pugliesi, animate da nativi e da migranti, nate dall’esigenza di rispondere ai bisogni primari (reddito e casa), basate sull’autogestione, l’autorganizzazione ed il mutuo soccorso con l’intento di ribaltare gli effetti delle politiche istituzionali finalizzate a mettere le persone le une contro le altre e che considerano i migranti (i richiedenti asilo in particolare) come (s)oggetti incapaci, senza diritti, senza possibilità di scelta e di movimento.

ore 20.00 la saporita e solidale ospitalità di nonna Sobilla e distribuzione delle passate.

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banner migrante karako

GIOVEDI’ 30 NOVEMBRE
dalle ore 19.30 la gustosa accoglienza di nonna Sobilla

ore 20.30 presentazione di KARALO’ – Cucire legami solidali per un’ accoglienza dal basso
con l’intervento dell’avv. Manola Russo – One bridge to Idomeni

Karalò è una sartoria autogestita da un gruppo di richiedenti asilo, ospiti di un centro di accoglienza di Roma. Il progetto nasce tre anni fa da un’idea di migranti e operatori del centro, con l’intento di promuovere una sartoria all’interno dello SPRAR. Poiché lì la realizzazione era molto difficile, dall’incontro con i ragazzi e le ragazze di Communia è nata l’idea di dare vita a una vera e propria sartoria all’interno di quello spazio occupato, nel quartiere di San Lorenzo. Un progetto dal basso, che punta sull’auotonomia dal sistema di accoglienza ormai al collasso, sempre più concepito come dispositivo di controllo sui migranti e fonte di profitto per il “privato sociale”.

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UN GIOVEDI’ DI GENNAIO

serata con ANTENNE MIGRANTI – Monitoraggio lungo la rotta del Brennero

Le recenti crisi umanitarie hanno determinato un crescente flusso di uomini e donne richiedenti asilo. La risposta arrivata dagli Stati e dalle istituzioni europee si è concretizzata nell’erezione di muri fisici e legali al fine di ostacolare il libero movimento dei migranti. Antenne Migranti e la Fondazione Alexander Langer Stiftung hanno deciso di promuover un monitoraggio della situazione nelle stazioni e nelle città, sulla linea Verona-Brennero. L’attività è finalizzata ad osservare e prevenire le violazioni dei diritti dei migranti, fornire supporto e accesso alle informazioni al fine di una scelta consapevole e, parallelamente, esercitare una costante pressione politica sulle istituzioni.

Tutte le iniziativa di terranno presso

La Sobilla
Salita Santo Sepolcro 6/b, Verona

La Sobilla

Fuorimercato

Globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza: la nostra alternativa all’ipocrisia della Carta di Bergamo dei G7!

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di Rete Bergamasca per l’alternativa al G7

Noi e il G7

Nei giorni 14 e 15 ottobre 2017 si sono incontrati a Bergamo i delegati di oltre 150 tra movimenti, associazioni, comitati, reti, Gas, Gap, sindacati, forze politiche, che lavorano sui temi dell’agricoltura e della sovranità alimentare, della difesa del territorio, del mutualismo, dell’autorganizzazione, della lotta per l’occupazione e contro la precarietà e il lavoro nero. Ancora una volta i 7 grandi della terra negli stessi giorni hanno occupato la nostra terra per sottoporci una passerella politica distante anni luce dalle reali questioni, dai bisogni, dai contenuti e dalle istanze di chi quotidianamente vive le pesanti ricadute delle loro scelte, dei loro programmi, della loro propaganda.
Le proposte emerse dal G7 sono le stesse che hanno generato e approfondito la crisi negli ultimi 20 anni: mercificazione del cibo, finanziarizzazione, concentrazione del mercato tra grande industria e grande distribuzione. Per giustificarle hanno ostentato propagandisticamente le parole-chiave della nostra agenda politica come sostenibilità, ecologia, lotta alla fame, diritto al cibo, senza tradurle, però, in azioni politiche concrete e risorse adeguate per tradurle in pratica.
Nel mondo soffrono cronicamente la fame, secondo la Fao, 815 milioni tra uomini, donne e i loro figli, 38 milioni in più rispetto allo scorso anno: come se un paese delle dimensioni del Canada fosse precipitato in soli 365 giorni nella disperazione. Che le politiche dei governi dominanti siano sbagliate lo dimostra il fatto che nel 2017 il numero degli affamati torna a crescere a fronte del fatto che oltre un terzo della produzione agroalimentare vada sprecata e 2 miliardi di persone siano cronicamente obese. In tutti questi anni i cosiddetti “grandi della terra” non hanno mai voluto affrontare e sciogliere i nodi veri della crisi, tra i quali la redistribuzione sociale delle ricchezze e delle risorse; la soppressione dei diritti; la privatizzazione dei beni comuni; la sicurezza alimentare; le condizioni di lavoro di milioni di agricoltori. Continua a leggere “Globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza: la nostra alternativa all’ipocrisia della Carta di Bergamo dei G7!”

Le multinazionali fanno la spesa bio

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COMUNE-INFO

di M. Angeles Fernàndez e J. Marcos

Il nome suona vicino, fresco e naturale, ma Ebro Foods invece nasconde un conglomerato aziendale che opera in più di venti paesi e che è formato da altrettante imprese che hanno sede a Varsavia, Teruel o Nuova Delhi. Il “dove siamo” del gruppo comprende ora una nuova bandierina nella provincia di Barcellona, a Moianès, la sede di Vegetalia, che include un casale in pietra e pannelli solari per l’autogestione. Una delle grandi imprese dell’agroindustria dello Stato spagnolo che aveva svolto un ruolo pioneristico nella alimentazione ecologica. E non per caso.

Nel corso del 1986, Salvador Sala Druguet decise di “dare un nuovo senso alla sua vita” e di condividere il suo “percorso di sviluppo” con gli altri, come racconta in una intervista dell’Associazione “Vita Sana”. In base a questa filosofia fondò una delle prime imprese di alimentazione biologica, vegetariana e vegana della Spagna, che vende circa 1.500 prodotti, che è pioniera nel campo della produzione di proteine vegetali, che ha oltre 80 dipendenti e che ha fatturato 11,5 milioni di euro nel 2016, il doppio dell’anno precedente.

Ebro Foods ha pagato 15 milioni di euro per poter impadronirsene. Per entrare nel mercato che essa rappresenta. Un anno prima, già aveva mostrato la sua nuova strategia imprenditoriale comprando il gruppo francese Celnat “pioniere nel campo della alimentazione biologica e uno dei produttori di cereali biologici più importanti di Francia”, secondo la nota informativa diffusa in quei giorni. Per l’impresa francese, che aveva fatturato circa 22 milioni di euro nel 2015, vennero pagati 25,5 milioni per “rinforzare la sua posizione nel campo della salute, attribuire maggior rilievo al compito che il settore bio va a svolgere all’interno del gruppo e per una collocazione più strategica all’interno delle nuove tendenze del settore alimentare”, spiegarono all’epoca. Continua a leggere “Le multinazionali fanno la spesa bio”

Per un’ampia e incisiva mobilitazione antirazzista

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FUORIMERCATO-AUTOGESTIONE IN MOVIMENTO

Siamo diverse realtà urbane e rurali, composte da native/i e migranti, accomunati da pratiche sociali ed economiche basate sul mutuo soccorso e sull’autogestione. Vogliamo costruire un’economia altra rispetto a quella basata sull’arricchimento e l’interesse materiale, fuori e contro le leggi del mercato. Le sperimentazioni sociali che portiamo avanti vivono e si alimentano attraverso la valorizzazione delle nostre diversità che siano di colore della pelle, di genere o di orientamento sessuale, di provenienza geografica. Molte delle nostre esperienze nascono assieme alle e ai migranti, le/i quali rivendicano quotidianamente la libertà di circolare regolarmente senza dover subire espulsioni e respingimenti, senza dover sottostare a continui ricatti. Per questo non possiamo rimanere silenti di fronte alle violente ed ingiuste politiche sull’immigrazione perpetrate dai diversi governi europei con il beneplacito dell’UE.

Osservando con attenzione i numeri effettivi del fenomeno migratorio degli ultimi tempi, questo oggi non si presenterebbe come un’emergenza epocale, se non dal lato dei paesi da cui si fugge per fame e malattia, guerre e disastri ambientali. L’emergenza è invece alimentata, spesso ad arte, dal ‘razzismo istituzionale’. Questo da una parte spinge per creare una guerra tra poveri per indebolire le resistenze sociali, livellare verso il basso le condizioni di lavoro e di vita delle persone, costruire un nemico per garantirsi consenso elettorale. L’operato del ministro Minniti costituisce l’apice di tutto questo, perché utilizza la cultura dell’emergenza e della mercificazione per lasciare morire migliaia di persone nei centri di detenzione libici, invece di garantire il libero accesso dei richiedenti asilo e di tutti i migranti al territorio europeo. Dall’altra parte, il razzismo istituzionale alimenta sempre più paure e diffidenza nei confronti dell’altro. L’insofferenza sociale diffusa si incanala verso posizioni xenofobe e di intolleranza, portando molti soggetti svantaggiati ad individuare nelle formazioni di destra dei punti di riferimento, sia culturale che politico, con una sempre maggiore espansione sui nostri territori e quartieri.

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