Bozza di manifesto per i diritti del mutualismo

FUORIMERCATO

Dopo il partecipato e ricco di contenuti convegno sul Mutualismo che abbiamo organizzato a Scup a Roma lo scorso aprile, in queste settimane come gruppo organizzativo abbiamo ripreso in mano e discusso tutte le proposte uscite dai gruppi di lavoro e dalle plenarie del convegno per avviare il percorso di scrittura collettiva di un “Manifesto dei diritti del mutualismo e dell’autogestione” in grado di dare obiettivi comuni ai movimenti che lavorano per l’autodeterminazione dei territori, nelle campagne e nelle città, nella costruzione di un’economia diversa e giusta e nel conflitto sindacale, nell’opposizione alle grandi opere e nella difesa e autogestione dei beni comuni. Un manifesto che sia cornice politica condivisa per chi pratica mutualismo ma anche piattaforma rivendicativa di opposizione sociale nel nuovo scenario politico che abbiamo di fronte. Vogliamo che la scrittura sia realmente collettiva per questo procederemo a tappe. La bozza di manifesto che trovate qui sotto è già il frutto della discussione collettiva fatta al Convegno, ma vi chiediamo di discuterla territorialmente e di mandarci nei prossimi giorni, possibilmente entro il prossimo 26 giugno, vostre proposte di modifica, aggiunte, suggestioni e proposte, che potrete inserire direttamente in questo pad: https://pad.partito-pirata.it/p/bozza_manifesto_mutualismo Oppure inviarcele via mail a questo indirizzo (manifestomutualismo@autistici.org). Siete poi tutti/e invitate a partecipare sabato 30 giugno alla Fattoria senza padroni di Mondeggi, a Bagno a Ripoli a Firenze, dove durante la tre giorni di compleanno dell’autogestione della Fattoria ci sarà un momento di discussione proprio di questo manifesto e di tutti i contributi di modifica che ci saranno arrivati fino a quel momento. Dopo Mondeggi vi sarà mandata una nuova bozza da ridiscutere e modificare insieme per poi rilanciarla in forma pubblica dopo una nuova discussione collettiva a fine settembre durante l’incontro nazionale della Rete Fuori Mercato. Dall’autunno, e verso l’appuntamento della prossima primavera in cui prganizzeremo l’incontro europeo delle fabbriche recuperate e delle realtà mutualistiche, l’ambizione è che questo manifesto diventi concretamente uno strumento di mobilitazione plurale ma comune con cui affrontare le sfide della nuova fase. (Il gruppo di lavoro del convegno)

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Granello di Sabbia: Fuori dal mercato

Spunti e riflessioni dal nuovo numero del mensile online di Attac Italia

Fuorimercato, un esperienza in divenire

di Gigi Malabarba

Fuorimercato vuole costituire una realtà economica sostenibile sia dal punto di vista ecologico che sociale, organizza l’apporto quanto più ampio possibile di abilità e competenze specifiche in ogni campo e coerenti con la concezione che la ispira, riconoscendo un valore economico ad ognuna di esse tramite remunerazione o scambio. Fm non intende rappresentare un mercato alternativo, ma un’alternativa al mercato, che connette la produzione, la riproduzione e la circolazione di un’economia altra, tendenzialmente alternativa al capitalismo.

Siamo partiti dalla soddisfazione dei bisogni fondamentali individuali e collettivi conculcati dalle politiche liberiste per andare oltre la rete di sostegno o la lotta per il semplice ripristino di un welfare in ogni caso insoddisfacente.  Centrale è la tessitura di rapporti con e fra le realtà di consumo critico per affrontare le esigenze di distribuzione di ‘prodotti ad alto valore sociale aggiunto’. Non si tratta solo di essere rispettosi della salute e dell’ambiente attraverso produzioni biologiche o a ‘garanzia partecipata’, ma anche di essere rispettosi dei diritti di chi lavora, dalla produzione alla distribuzione finale. Continua a leggere “Granello di Sabbia: Fuori dal mercato”

Mutualismo. Pratiche, conflitto, autogestione. ROMA 7/8 aprile

mutualismo

EVENTO FACEBOOK

Nel 2018 la crisi economica compirà dieci anni: una crisi che dovremmo forse smettere di chiamare tale, e prendere atto della continuità con cui in questi anni sono state portate avanti le politiche neoliberiste che l’avevano prodotta. Politiche che hanno portato e portano ancora ad un aumento delle disuguaglianze sociali, alla precarizzazione del lavoro, alle devastazioni ambientali, al crescere dell’intolleranza e del razzismo verso i migranti, alla dismissione del welfare state: processi che difficilmente subiranno un’inversione, anche qualora la crisi dovesse finire e dovesse “ripartire l’economia”.

In questi anni, però, in Italia è successo anche altro. In mezzo a una crisi – questa sì – di molti dei tradizionali soggetti (istituzionali e non) della sinistra, sono nate e cresciute esperienze e movimenti che hanno messo al centro della propria pratica politica il mutualismo, l’autogestione, la cooperazione (quella vera). Oggi riconosciamo pratiche mutualistiche nei movimenti contadini, nelle fabbriche occupate, in alcune esperienze cooperative tra e con i migranti, nella solidarietà attiva con le zone terremotate o in seguito ad altre emergenze, nei movimenti contro la violenza di genere, nella riappropriazione e custodia dei beni comuni, nel consumo critico, nelle esperienze di alcuni centri sociali. Come nei primi movimenti operai e socialisti, il mutualismo sembra una chiave per rispondere ai bisogni immediati, per ricostruire legami sociali, per “praticare l’alternativa” (anche se su piccola scala), per elaborare rivendicazioni più ampie. Per costruire, in definitiva, la società diversa e più giusta nella quale desideriamo vivere.

A questi movimenti, a queste esperienze, proponiamo un incontro il più ampio possibile, che si ponga i seguenti obiettivi:

  • Discutere delle rispettive esperienze e conoscersi meglio, con l’idea che ci si possa riconoscere dentro un più ampio e comune movimento politico ed economico legato alle pratiche del mutualismo conflittuale, della autogestione, della cooperazione, dei beni comuni.
  • Discutere nello specifico di come queste esperienze costruiscono e praticano un’economia differente da quella capitalista, di quanto questa economia sia sostenibile e capace di creare reddito e quali possano essere le strade, anche in collaborazione, per far crescere questi movimenti anche dal punto di vista economico.
  • Approfondire il legame tra pratiche mutualistiche e rivendicazioni conflittuali.
    Redigere un manifesto del mutualismo e dell’autogestione, nel quale questo movimento possa riconoscersi e che possa utilizzare per ulteriori rivendicazioni, anche di fronte alle istituzioni.

Il convegno sarà articolato in 3 parti:

  • Una PRIMA PARTE, introduttiva, consisterà di interventi su argomenti teorici e storici, di carattere non accademico ma militante.
  • Una SECONDA PARTE verterà sul mutualismo e sulla cooperazione di carattere economico e produttivo. Si tratterà di un confronto all’interno di tavoli di lavoro tra esperienze di cooperazione produttiva “dal basso”, sulle caratteristiche, la composizione sociale, le difficoltà, i progetti, le relazioni con i territori in cui operano, nonché sui loro legami con forme di conflitto sociale. Gli obiettivi sono lo scambio di esperienze e la costruzione, l’allargamento, la collaborazione tra realtà e reti già esistenti, per capire se e come si possa crescere anche da un punto di vista economico-produttivo, mantenendo le proprie caratteristiche mutualistiche-autogestionarie e di economia che parte dai lavoratori e, naturalmente, costituendo un’alternativa radicale e un superamento del movimento cooperativo tradizionale, ormai integrato nel peggio del capitalismo italiano.
  • Dopo il report dei tavoli di lavoro del giorno precedente, nella TERZA PARTE si aprirà un confronto ampio sulle esperienze di autogestione e sugli statuti dei beni comuni e degli usi civici, con l’obiettivo di avviare un percorso di scrittura collettiva e creare una sorta di “manifesto del mutualismo e dell’autogestione”. L’ipotesi, da sottoporre alla discussione, è quella di costruire una rivendicazione concreta per esigere il diritto all’esistenza e allo sviluppo di esperienze, imprese, attività autogestite, mutualistiche e cooperative, ad esempio attraverso codici, ordinanze, leggi a livello comunale, regionale, nazionale, anche utilizzando gli spazi che offre la Costituzione, ad esempio con l’articolo 45. Un’iniziativa che punti a un’alleanza tra diversi per lanciare una campagna comune sui temi dell’autodeterminazione, della riappropriazione, dell’autogestione, dei beni comuni.

Promuovono: FuoriMercato – Autogestione in movimento, Edizioni Alegre, Rivista “Gli Asini”, Scup, Communia Roma

Realtà invitate ad intervenire: Anni in fuga (Nonantola), csa Arvaia (Bologna), ex Asilo Filangeri (Napoli), Atletico S. Lorenzo (Roma), Baobab Experience (Roma), Barikamà (Roma), Binario uno coworking (Roma), Bread&Roses (Bari), Brigate anti sfratto (Viareggio), Brigate di Solidarietà Attiva, Clash city workers, Camere del lavoro autonomo e precario, emporio cooperativo Camilla (Bologna), Campi aperti (Bologna), Casa del popolo 20 pietre (Bologna), Cavallerizza reale (Torino), Comitato per la difesa delle esperienze autogestite (Bologna), Comù acrobax (Roma), Contadinazioni (Palermo), Cucine in movimento (Roma), Diritti a sud (Nardò), Fòrimercato (Firenze), nodo Fuorimercato Verona, Genuino Clandestino, serigrafia Jà (Castelli romani), Karallà sartoria migrante (Milano), Karalò sartoria migrante (Roma), Labas (Bologna), LaBoje (Mantova), Legal Clinic (Roma), Lucha y Siesta (Roma), infragruppo Mag (Roma), Mancoop frabbrica recuperata (Latina), Mishikamano sartoria migrante (Milano), Mondeggi fattoria senza padroni (Firenze), Nonna Roma, Officine Popolari (Roma), Officina solidale (Siena), OfficineZero (Roma), ex Opg – Je so’ pazzo (Napoli), OSA operai dello spettacolo associati (Macerata), rete Permacultura (Sicilia), cooperativa Piam (Asti), lab Puzzle (Roma), Rete Economia Solidale, RiMaflow fabbrica recuperata (Milano), Santafede liberata (Napoli), Scuola Fuorimercato, aula studio Sharewood (Roma), Solidaria (Bari), Sos Rosarno, Terra nostra (Casoria), Terra Terra (Roma), Villa Roth (Bari), XM24 (Bologna).

Programma

Sabato 7 aprile

11.30: Presentazione lavori

12.00: Momento di presentazione e conoscenza tra le tutte le realtà invitate ad intervenire

13.00-14.00: Pranzo a Scup

14.00-16.00: Il mutualismo nella storia e nel presente

Interventi di:
Salvatore Cannavò (Edizioni Alegre): Mutualismo conflittuale e movimento operaio
Carlo De Maria (storico, Rivista “Clionet”): Il mutualismo e l’autonomia del sociale tra storia e presente
Manoela Patti (storica): L’esperienza dei fasci siciliani
Enrica Rigo (giurista): Migrazioni, diritti, conflitti
Marie Moise (ricercatrice): Le pratiche mutualistiche nei movimenti femministi
Goffredo Fofi (Rivista “Gli Asini”): Se il sociale non pensa

16.00-16.30: pausa caffè

16.30-18.00: Mutualismo e conflitto nell’economia e nella produzione

Introduzione della fabbrica recuperata RiMaflow
Interventi di: Sindicato de obreros del campo (Andalusia) e Movimento Sem Terra (Brasile)

18.00-20.00: Discussione in tre gruppi di lavoro sulla base delle introduzioni:
– Autoproduzioni
– Servizi e welfare
– Nuovio sfruttamento e nuovo lavoro

Domenica 8 aprile

9.30-10.00: Ritorno in plenaria delle proposte dei gruppi del giorno precedente

10.00-11.00: Autogestione, mutualismo, beni comuni
Introduzione Della Fattoria Senza Padroni Mondeggi
Intervento dell’Association pour l’autogestion (Francia)

11.00-13.00: Dibattito in plenaria sulle introduzioni e le proposte del giorno precedente

13.00-13.30: Conclusioni con rilancio delle proposte

Bari: Bread&Roses vuole vivere, non sopravvivere!

bread e roses centro sociale bari

FIRMA LA PETIZIONE

Dal 24 marzo 2016 lo spazio di mutuo soccorso Bread&Roses pratica autogestione, mutualismo conflittuale, solidarietà, cultura, ospitando e contribuendo a generare pratiche importanti: mercatini di autoproduzioni agroecologiche a sfruttamento zero, un’osteria popolare, un punto di distribuzione di autoproduzioni Fuorimercato e di libri e riviste di case editrici indipendenti, giornate di autoformazione, presentazioni di libri e di esperienze nate dal basso di riappropriazione da Brasile, Grecia, Siria, Palestina, assemblee in difesa dei territori e dei beni comuni, cinefrocium e cineforum degenerati, piazze del baratto, pranzi e cene solidali, momenti di socializzazione gratuiti e liberi, laboratori per bambin@, incontri di lavoratori e lavoratrici.

Sin da subito sono stati avviati i lavori di autorecupero della struttura e del giardino attiguo in totale autofinanziamento, grazie all’impegno assolutamente volontario di tante e tanti, diventando un’area verde aperta e praticabile in una zona della città erosa da palazzoni e traffico.

Il Bread&Roses non vuole fermarsi qui. Vuole continuare ad allargare le proprie prospettive, mettendo al centro le relazioni e i percorsi costruiti e raccogliendo nuove energie per ospitare tanti altri progetti e rendere più semplici le esperienze che già pratica. Vuole continuare ad immaginare con uno sguardo collettivo l’uso di tutti gli spazi e la loro progettazione creativa.

Non vogliamo in alcun modo fermarci, ma non possiamo e non intendiamo nascondere quanto sia complesso continuare tutto ciò che facciamo senza né acqua né luce. Alla lunga diventa sfiancante.

Dal momento in cui lo spazio ha aperto i propri cancelli ha intrapreso una vertenza nei confronti delle amministrazioni locali – la Città Metropolitana prima e il Comune di Bari oggi – per il diritto all’accesso alle utenze base, che però sino a questo momento non ha prodotto alcun risultato.

Ispirandoci alle esperienze che altrove in Italia si sono costruite attorno ai temi dell’autogoverno e del neomunicipalismo, abbiamo redatto di nostro pugno e presentato al Comune di Bari una bozza di regolamento per la gestione della cascina e del giardino, che dallo stesso è stata vagliata e considerata valida.

A tanta attività e sensibilità, però, l’Amministrazione risponde con la solita politica dei rimandi, tesi a narcotizzare le energie. Ci troviamo in una situazione di stallo che si protrae da molti mesi, in attesa di una qualche risposta che se non negata, il che è paradossalmente peggio, è rimandata ad altri uffici, altri tempi, altre competenze.

Eppure impedimenti di carattere tecnico-amministrativo non dovrebbero sussistere dal momento in cui il Comune di Bari, già dall’aprile 2015, si è dotato di un “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e rigenerazione dei beni comuni urbani” e che dal novembre 2017, a seguito di una delibera della Città Metropolitana in merito al “Piano delle valorizzazioni – Regolamento per l’attuazione del progetto di recupero e valorizzazione dei beni demaniali e patrimoniali dell’ente in stato di degrado abbandono” entra in possesso di beni immobili e aree verdi in disuso che sono situati nella città di Bari.

Purtroppo come sempre accade i tempi delle Istituzioni non corrispondono alle necessità delle persone. Riteniamo che questa logica vada interrotta e lo si può fare solo se le forze in campo mostrano tutta la determinazione e l’intelligenza politica necessaria.

In un momento in cui istituzioni e partiti fanno uso di concetti quali “partecipazione” o “beni comuni” in maniera sfuocata e astratta, ci appare un controsenso non consentire a chi concretamente e dal basso pratica quelle parole di andare avanti accedendo ai servizi più basilari.

Crediamo infatti che il percorso fin qui compiuto meriti di essere sostenuto e tutelato. I luoghi che come il Bread&Roses praticano forme di solidarietà e mutualismo dal basso allargate e diffuse, diventano presidi e anticorpi necessari per contrastare la frammentazione sociale, le derive di intolleranza a cui assistiamo nei confronti dei soggetti marginalizzati e una riduzione degli spazi di socialità a favore della speculazione edilizia.
E sempre in una logica di apertura e condivisione, domenica 28 gennaio abbiamo tenuto un’assemblea pubblica che ha raccolto preziose proposte e idee che rilanciano e arricchiscono ulteriormente la vita dello spazio.

Se nonostante le consuete difficoltà emerse dall’assenza di acqua e luce, il Bread&Roses riesce ad essere il luogo bello, vitale e accogliente, immaginiamo cosa potrebbe diventare se queste ci fossero.

Proprio per questo abbiamo deciso che non vogliamo più limitare i nostri sogni e i nostri desideri.

Questo è un appello destinato a sollecitare ancora una volta il Comune di Bari nel concedere l’accesso alle utenze di acqua e luce al Bread&Roses, in attuazione di quei regolamenti e procedure delle quali la stessa amministrazione si è dotata.

Perché vogliamo continuare a generare Bellezza, perché abbiamo fame di pane e voglia di rose.

L’Assemblea di Bread&Roses.

Solidarietà senza frontiere! Un progetto di mutuo soccorso contro razzismo e sfruttamento

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COMMUNIA

di Dario Firenze

Scrivo questo contributo a partire dall’esperienza in cui partecipo con altri/e all’interno dell’Associazione Mshikamano di Milano, di solidarietà e mutuo soccorso tra migranti e nativi, per raccontare di “Solidarietà senza frontiere”: un pacco regalo per il Natale 2017frutto di un progetto di economia solidale, antirazzista e contro lo sfruttamento costruito insieme a numerose altre realtà di lavoro autogestito tra migranti e nativi che costruiscono la rete di FuoriMercato.
Raccontarlo significa provare a riflettere su quale contesto e quali dinamiche circondano e determinano questo progetto, da dove vengono le pratiche che lo costituiscono e che senso prendono nella situazione che viviamo quotidianamente.
L’intento, verso la manifestazione Fight/Right del 16 Dicembre a Roma e contribuendo al dibattito che ha suscitato nella sua organizzazione e con la sua piattaforma rivendicativa, è condividere alcune parziali riflessioni, frutto di discussioni, incontri, e racconti avvenuti dentro e fuori dall’associazione. Condividendo una domanda, alla quale questo progetto e i lavori di queste realtà provano a ipotizzare qualche risposta: in che modo le pratiche e i progetti di mutuo soccorso possono essere strumento di lotta contro il razzismo e lo sfruttamento?

“Devono sparire”. Così il 25 agosto 2017 esclamava un dirigente delle forze delle ordine mentre lanciava la caccia all’uomo nero per le strade del centro di Roma. Un inseguimento nato appena dopo le violente cariche a colpi di idranti e manganelli eseguite dalle forze dell’ordine per sgomberare i rifugiati accampati in piazza Indipendenza, già cacciati cinque giorni prima dal palazzo occupato e autogestito da anni a scopo abitativo di via Curtatone.
Quest’episodio, che ha preso la scena mediatica per alcuni giorni per poi sparire completamente dall’attenzione giornalistica e dell’opinione pubblica, rappresenta in modo paradigmatico la situazione di chi migra verso l’Italia e viene “accolto” dalle politiche nazionali (nonché europee) di gestione dei flussi migratori.
Ed è paradigmatico proprio per quelle parole rappresentative di un progetto preciso: far sparire chi è riconosciuto nella figura del “migrante”, il “problema pubblico” al centro della scena politica e sociale italiana dell’ultima fase.
Rendere invisibili, cancellare, segregare, centinaia di migliaia di persone che vivono, abitano, lavorano e/o attraversano questo paese, con delle pratiche e delle strutture di violenza ed esclusione su tutti i livelli: fisica, giuridica, economica, sociale, politica.

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NON UNA DI MENO: appello ambientalista per il 25 novembre

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Non Una Di Meno lancia il Piano Femminista Antiviolenza con una manifestazione nazionale a Roma il 25 novembre.

Lanciamo un appello alla partecipazione a tutte le persone che, con una visione femminista/transfemminista, attraversano i movimenti per la difesa dei territori e della natura, per la riscrittura degli spazi urbani, per la pace contro le politiche di colonizzazione, sfruttamento e guerra.

Affermiamo la necessità del superamento del modello antropocentrico corrente: dominio della natura e patriarcato sono fortemente connessi nella concezione delle relazioni come dominio e proprietà. Dominio sulla natura, di una classe e di un popolo su un altro, di una specie sull’altra, di un soggetto maschile sulle donne e sui soggetti non conformi (dove per conforme si intende uomo, bianco, occidentale, etero, sano e benestante).

Vediamo la necessità di visibilizzare con i nostri corpi e i nostri contenuti nella manifestazione del 25 novembre 2017 a Roma la violenza ambientale sulle donne, su tutti gli esseri viventi e sulla natura stessa.

Scendiamo in piazza insieme alle donne che lavorano nei territori sull’inquinamento e sulla salute e contro le grandi opere: (NO TAV, NO TRIV, NO MUOS, NO CAP, NO TAP, NO Grandi Navi, Acqua pubblica,…)

Scendiamo in piazza per riaffermare in chiave transfemminista una cultura di pace contro le guerre, le logiche militariste e di occupazione finalizzate allo sfruttamento delle risorse ambientali (acqua, energia, estrattivismo) e al controllo del loro prezzo.

Scendiamo in piazza insieme alle donne nei tanti luoghi del pianeta che ci danno letture e visioni differenti da quelle dominanti insegnando pratiche nuove di autogoverno.

Scendiamo in piazza visibilizzando le reti transnazionali e transfemministe di tanti movimenti riaffermando la gestione partecipata alla riprogettazione e alla difesa dei territori, dei beni comuni, degli spazi urbani decolonizzati.

Scendiamo in piazza per rivendicare il benessere dei nostri corpi e l’autodeterminazione degli spazi che attraversiamo contro i concetti dominanti di sicurezza e decoro per costruire un territorio in cui le donne e i soggetti non conformi possano vivere a partire dai propri desideri e dalla propria libertà e sensibilità. Per creare spazi e tempi di vita sani e sicuri non servono la criminalizzazione, la repressione, i DIASPO: quello che serve è recuperare spazi e quartieri abbandonati, usare le risorse per le persone e non contro le persone, aumentare gli spazi autonomi gestiti da donne, riprogettare e risignificare gli spazi urbani partendo dalle esigenze delle donne e costruendo in questo modo spazi liberati per tutte e tutti.

Scendiamo in piazza con le donne che lavorano e vivono nelle zone rurali per riaffermare  la connessione tra ruralità e città a partire dalla produzione e distribuzione, all’uso delle risorse e dei territori, alla creazione, gestione e difesa dei beni comuni. Vogliamo visibilizzare le alternative a questo sistema economico nella difesa della biodiversità e delle produzioni agroecologiche

Per questo il 25 novembre 2017 a Roma scendiamo in piazza assieme e vi invitiamo a creare nei territori laboratori al fine di visibilizzare con striscioni, cartelli, azioni la presenza di questi contenuti nel corteo.

FICO, Ari: Contadini, un supporto pubblicitario

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COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE RURALE ITALIANA

Il 15 novembre sono state aperte le porte di FICO, un parco dei divertimenti dell’agro alimentare made in Italy. E’ un grande progetto multimilionario animato da EATALY, COOP, società di capitali, istituti finanziari (banche, assicurazioni etc.) e grandi imprese dell’agro-alimentare. E’ un parco di circa 10 ettari alle porte di Bologna che ospiterà oltre un centinaio di aziende, una quarantina di ristoranti, due campi coltivati, serre, capi di bestiame, laboratori di trasformazione e quant’altro necessario per dare vita ad un grande centro commerciale/parco divertimenti/itinerario didattico-divulgativo-promozionale. L’opera, costata oltre 150 mln di euro di investimenti, prende forma in un’area di proprietà pubblica del valore di 55 mln di euro concessa gratuitamente dal comune di Bologna al patron di EATALY Oscar Farinetti e alla società costituita Ad Hoc per la gestione del parco.

Le critiche mosse nei confronti di questa maxi opera in pieno stile e continuità con l’appena conclusa e fallimentare esperienza di EXPO, sono numerose e provengono da diversi fronti.
Noi, contadine e contadini, dell’Associazione Rurale Italiana, oltre ad esprimere piena solidarietà e partecipazione nei confronti di chi in questi giorni ha contestato l’inaugurazione del mega progetto, consideriamo questo progetto inutile, dispendioso e soprattutto assolutamente incapace di dare voce e rappresentazione dell’agricoltura contadina del nostro paese.

Essere contadini e produrre in modo contadino vuol dire valorizzare e promuovere la piccola produzione dei territori, fatta di tradizione e innovazione, conoscenza delle colture e risorse delle diverse aree del nostro paese, significa produrre in maniera solidale, stabilire un prezzo equo dei prodotti che sia rispettoso della dignità delle persone e del lavoro e capace di proporre prodotti di qualità anche per chi subisce più pesantemente la crisi economica. Produzione contadina significa alta intensità di lavoro e non di capitali e implica cura del territorio, delle sue risorse naturali al fine della tutela del patrimonio ecologico-ambientale e della biodiversità agricola. “Solo un incompetente può dire di racchiudere “tutta la meraviglia della biodiversità italiana in un unico luogo” come si legge nella propaganda di FICO, ricorda Roberto, contadino delle montagne piemontesi che recupera alla coltivazioni grani antichi.

Non esiste nessuna Fabbrica Contadina perché le nostre vite ci appartengono e non sono merce che si fabbrica.

I grandi attori nell’agro alimentare italiano (EATALY, COOP, Granarolo) fanno propaganda ed i governi e le istituzioni si mobilitano: vengono messi a disposizione finanziamenti, servizi di supporto, affidamento di beni e patrimonio pubblico a titolo gratuito (come se questi colossi avessero scarsi capitali da impiegare in qualsivoglia iniziativa) e applicate leggi speciali che consentono e supportano l’azione di questi operatori.

Da anni migliaia di veri contadini di questo paese, quelli che fanno vivere oltre 700.000 aziende di piccola dimensione, attendono l’approvazione di una legge che riconosca la loro specificità, la loro funzione sociale, i loro diritti e che legittimi, riconosca e valorizzi il lavoro sia di produzione agricola che di cura del territorio, in accordo con quanto previsto dalla Costituzione Italiana.
FICO, per noi di Associazione Rurale Italiana, è solo un’altra trovata propagandistica di chi, governando le istituzioni, si ostina a non voler conoscere e riconoscere il ruolo di veri protagonisti ad una classe, quella contadina, che nonostante i sacrifici e le vessazioni subite non si presta alla strumentalizzazione di quanti coinvolti in queste grandi opere di menzogna.

Lanciamo la sfida a i nostri governanti presenti e futuri: se volete veramente tutelare e promuovere l’agricoltura contadina fatevi avanti per l’approvazione della legge  sull’ agricoltura contadina, frutto di una partecipata campagna nazionale e che giace da diversi anni in commissione agricoltura del Parlamento e riconoscere così i diritti di chi davvero in questo paese – e nel resto del Pianeta – produce la quasi totalità di quello che finisce in tavola. Una sfida che non costa soldi ma richiede solo un gesto di rispetto per la dignità di donne e uomini che sono ancora il motore più efficace di una delle grandi agricolture del mondo.

Westworld alla Bolognaise. Viaggio a #FICO, parco distopico farinettiano, prima puntata (di 2)

GIAP

di Wolf Bukowski

Il cemento prima o poi fa presa. Quelle che sembravano solo linee e campiture sulla carta, o fantasie in 3D dei virtuosi del rendering, diventano parcheggi, strade, osceni parallelepipedi. Il verde diventa green, cioè grigio, e il giorno dell’inaugurazione i palloncini colorati sventolano su in alto, vicino alle insegne.

Succede il 9 novembre in via Larga, periferia est di Bologna. L’autobus 14c su cui mi trovo rallenta straordinariamente e poi si ferma, come se il traffico del giovedì mattina gl’incollasse le ruote a terra. Quando intuisco che si tratta di qualcosa di più di un comune ingorgo chiudo il libro che ho in mano, vado dall’autista e gli domando che cosa stia succedendo.

– C’è qualcosa… là in fondo. Ci sono i vigili.
– Un incidente?
– Non so. Può essere. Ma forse è solo l’inaugurazione del nuovo supermercato in via dell’Industria.

Ha ragione. È “solo” un nuovo supermercato. Dopo una deviazione di 3 chilometri lo attraversiamo infine, a passo d’uomo, quel groviglio di traffico. Una volta a casa, cercando in rete, capisco precisamente cosa si è inaugurato. Si tratta di un superstore Interspar, edificato su «l’unico terreno rimasto senza costruzioni» di «una zona già abbondantemente servita da supermercati e altre catene della grande distribuzione. A meno di un chilometro dal megastore Via Larga e dai suoi negozi, a pochi passi dalla Lidl e dalla Meridiana». In un’area che, aggiunge un po’ scherzando e un po’ no il Corriere di Bologna, «punta a diventare il polo commerciale più grande d’Italia, o forse d’Europa.»

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Cucina anarchica, una rivoluzione in atto

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CANTO LIBRE 

www.cucinasovversiva.it

di Monica Jornet 22 novembre 2017

 Il Manifesto di Cucina Sovversiva viene pubblicato nel gennaio del 2016 dal collettivo libertario Rivoltiamo La Terra. Delle linee guida semplici, largamente condivisibili, per impostare una cucina al tempo stesso ecologica, etica, sociale, politica ed infine anarchica.  Intervista a Francesco Scatigno del collettivo libertario Rivoltiamo La Terra, autore di ” Mezza Rivoluzione o La Rivoluzione Integrale” e del “Manifesto di Cucina Sovversiva”.  Un Manifesto di Cucina Sovversiva: ecologica, etica, sociale, politica, infine anarchica.

Perché è nata Cucina Sovversiva?

Cucina Sovversiva nasce per rispondere ad una esigenza di coerenza tra ciò che si dice o ciò che ci si propone e ciò che si fa. Credo sia capitato un po’ a tutti, di trovarsi in centro sociali, in circoli libertari o sedi di collettivi a consumare pasti di chiara origine commerciale. Ecco, l’autogestione non è una formula esclusivamente politica. E’ – e deve essere- una pratica economica che costituisca anche un esempio per chi i luoghi sociali li frequenta. Non basta quindi ridurre al minimo necessario la spesa dalla gdo per la cena di autofinanziamento ma questo modello di consumo va portato anche negli ambienti privati, nella spesa quotidiana.

Come si fa Cucina Sovversiva ?

Fare cucina sovversiva significa approvvigionarsi da piccoli produttori, piccole aziende agricole a gestione familiare o basate sulla cooperazione di diversi soggetti, ricorrere sempre meno alla grande distribuzione e, se non si condivide uno stile di vita vegetariano o vegano – ridurre ad un paio di volte alla settimana il consumo di prodotti di origine animale da piccoli allevatori per questioni di sostenibilità ambientale.
Non in tutti i territori sono presenti movimenti di contadini. Non sempre è facile, per esempio in piccoli paesi dell’Appennino, lontano dai grandi mercati di Roma, Bologna e Firenze organizzati dai movimenti regionali che aderiscono a Genuino Clandestino. Ovunque ci sia un contadino che lavora con etica e non sfrutta operai, la terra che coltiva con diserbanti e prodotti chimici, lì ci sono tutti gli ingredienti per fare Cucina Sovversiva. Inoltre di recente si è costituita la rete nazionale Fuorimercato che attraverso un’organizzazione della logistica vuole favorire il trasporto di tutti quei prodotti che sono fuori dal mercato della grande distribuzione e che fanno propri i principi dell’autogestione, di una produzione senza sfruttamento, di mutuo appoggio e cooperazione. Per cui chi non riesce a reperire sul proprio territorio alcuni prodotti da contadini etici, può fare riferimento a Fuorimercato per l’approvvigionamento. Continua a leggere “Cucina anarchica, una rivoluzione in atto”

Globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza: la nostra alternativa all’ipocrisia della Carta di Bergamo dei G7!

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di Rete Bergamasca per l’alternativa al G7

Noi e il G7

Nei giorni 14 e 15 ottobre 2017 si sono incontrati a Bergamo i delegati di oltre 150 tra movimenti, associazioni, comitati, reti, Gas, Gap, sindacati, forze politiche, che lavorano sui temi dell’agricoltura e della sovranità alimentare, della difesa del territorio, del mutualismo, dell’autorganizzazione, della lotta per l’occupazione e contro la precarietà e il lavoro nero. Ancora una volta i 7 grandi della terra negli stessi giorni hanno occupato la nostra terra per sottoporci una passerella politica distante anni luce dalle reali questioni, dai bisogni, dai contenuti e dalle istanze di chi quotidianamente vive le pesanti ricadute delle loro scelte, dei loro programmi, della loro propaganda.
Le proposte emerse dal G7 sono le stesse che hanno generato e approfondito la crisi negli ultimi 20 anni: mercificazione del cibo, finanziarizzazione, concentrazione del mercato tra grande industria e grande distribuzione. Per giustificarle hanno ostentato propagandisticamente le parole-chiave della nostra agenda politica come sostenibilità, ecologia, lotta alla fame, diritto al cibo, senza tradurle, però, in azioni politiche concrete e risorse adeguate per tradurle in pratica.
Nel mondo soffrono cronicamente la fame, secondo la Fao, 815 milioni tra uomini, donne e i loro figli, 38 milioni in più rispetto allo scorso anno: come se un paese delle dimensioni del Canada fosse precipitato in soli 365 giorni nella disperazione. Che le politiche dei governi dominanti siano sbagliate lo dimostra il fatto che nel 2017 il numero degli affamati torna a crescere a fronte del fatto che oltre un terzo della produzione agroalimentare vada sprecata e 2 miliardi di persone siano cronicamente obese. In tutti questi anni i cosiddetti “grandi della terra” non hanno mai voluto affrontare e sciogliere i nodi veri della crisi, tra i quali la redistribuzione sociale delle ricchezze e delle risorse; la soppressione dei diritti; la privatizzazione dei beni comuni; la sicurezza alimentare; le condizioni di lavoro di milioni di agricoltori. Continua a leggere “Globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza: la nostra alternativa all’ipocrisia della Carta di Bergamo dei G7!”