Westworld alla Bolognaise. Viaggio a #FICO, parco distopico farinettiano, prima puntata (di 2)

GIAP

di Wolf Bukowski

Il cemento prima o poi fa presa. Quelle che sembravano solo linee e campiture sulla carta, o fantasie in 3D dei virtuosi del rendering, diventano parcheggi, strade, osceni parallelepipedi. Il verde diventa green, cioè grigio, e il giorno dell’inaugurazione i palloncini colorati sventolano su in alto, vicino alle insegne.

Succede il 9 novembre in via Larga, periferia est di Bologna. L’autobus 14c su cui mi trovo rallenta straordinariamente e poi si ferma, come se il traffico del giovedì mattina gl’incollasse le ruote a terra. Quando intuisco che si tratta di qualcosa di più di un comune ingorgo chiudo il libro che ho in mano, vado dall’autista e gli domando che cosa stia succedendo.

– C’è qualcosa… là in fondo. Ci sono i vigili.
– Un incidente?
– Non so. Può essere. Ma forse è solo l’inaugurazione del nuovo supermercato in via dell’Industria.

Ha ragione. È “solo” un nuovo supermercato. Dopo una deviazione di 3 chilometri lo attraversiamo infine, a passo d’uomo, quel groviglio di traffico. Una volta a casa, cercando in rete, capisco precisamente cosa si è inaugurato. Si tratta di un superstore Interspar, edificato su «l’unico terreno rimasto senza costruzioni» di «una zona già abbondantemente servita da supermercati e altre catene della grande distribuzione. A meno di un chilometro dal megastore Via Larga e dai suoi negozi, a pochi passi dalla Lidl e dalla Meridiana». In un’area che, aggiunge un po’ scherzando e un po’ no il Corriere di Bologna, «punta a diventare il polo commerciale più grande d’Italia, o forse d’Europa.»

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