Appello di docenti e ricercatori in supporto di Mondeggi

mondeggi-54Circa tre anni fa un folto numero di accademici di molte università italiane e di studiosi di vari centri di ricerca manifestarono tramite un appello la loro contrarietà all’alienazione della Fattoria di Mondeggi, una tenuta pubblica che versava in stato di abbandono, chiedendo alle pubbliche amministrazioni di immaginare un futuro diverso dalla vendita, assieme a tutta la vasta e variegata comunità che la stava facendo rivivere impegnandosi a trasformala in “bene comune”. Oggi nuovamente sentiamo il bisogno di intervenire perché sebbene da un lato la comunità che si prende cura di Mondeggi si è ingrandita e consolidata, dall’altro la pubblica amministrazione continua a perseguire la strada dell’alienazione, ignorando ciò che sta succedendo in quelle terre ed evitando un confronto serio teso a dare spazio a quel progetto nato dal basso, che ha mobilitato tanta energia sociale e solidale.
Dopo aver tentato l’asta della tenuta, andata deserta, e deliberato di vendere alcuni terreni per coprire spese e interessi dei creditori, la Città Metropolitana ha venduto tutti i beni mobili della società e proceduto a ripianarne il dissesto finanziario con soldi pubblici, per poter accorpare e mettere all’asta in un sol lotto tutti i terreni, i fabbricati e addirittura la villa di pregio storico. Viene evocato l’enorme debito – circa un milione e mezzo di euro – accumulato in decenni di gestione agroindustriale e di abbandono per perseguire nella logica dell’alienazione e cancellare con un colpo di spugna una gestione alternativa che sta dando ottimi frutti. Ma il debito della società agricola è il risultato di un’amministrazione miope che ha portato a scelte di politica agronomica fallimentari con modelli produttivi che hanno alienato le proprietà, le competenze e le tecniche di contadini e artigiani, aprendo la strada al modello unico industriale, prima causa dell’inquinamento, della disoccupazione e dell’abbandono del territorio.
Vale la pena ripetere che la proprietà pubblica costituisce da sempre la premessa per la promozione dell’interesse generale: alienare Mondeggi vuol dire negare e perdere per sempre l’opportunità di far crescere ulteriormente un processo di costituzione, recupero, utilizzo e godimento di un bene comune che i cittadini hanno autogestito in questi anni con successo, senza l’appoggio delle istituzioni e di finanziamenti pubblici. Dal 2014 per opporsi alla vendita si è attivata a Mondeggi una comunità inclusiva di persone che presidia, custodisce e mantiene gli immobili e le terre.
Questa comunità, che si organizza in forma assembleare e utilizza il processo decisionale condiviso, ha mostrato caratteri positivi ed innovativi, sotto vari punti di vista che vanno da quello prettamente agricolo a quello sociale e pedagogico:

– la collaborazione con diversi dipartimenti delle università italiane e straniere (Firenze, Reggio Emilia, Roma, Cagliari, Siena, Trento, Oxford, Barcellona, ecc.) per progetti di ricerca, tesi di laurea e momenti formativi condotti da vari docenti universitari;
– l’organizzazione di seminari di approfondimento, convegni tecnici e conferenze che hanno visto la presenza di personalità di alto profilo nazionale e internazionale, su conoscenze e tecniche agroecologiche e tematiche di attuale rilevanza;
– il progressivo affermarsi della fattoria come interfaccia tra mondo urbano e rurale che ha innescato un continuo libero scambio di saperi e competenze, al cui interno si inserisce la Scuola Contadina, in cui professori, agronomi, esperti e contadini tengono lezioni e laboratori gratuiti;·
– il coinvolgimento in campo educativo con numerose classi delle scuole elementari e medie in visita alla fattoria per partecipare a percorsi formativi di didattica attiva;
– il ruolo cruciale della fattoria nella promozione di relazioni ricreative, conviviali e sociali che costituiscono la base indispensabile di una identità condivisa e la premessa per il rafforzarsi di dinamiche di mutuo aiuto, cooperazione e condivisione che sono necessarie per il neo-radicamento di comunità contadine;
– la sperimentazione di forme di democrazia diretta attraverso l’adozione della decisione consensuale basata su principi di apertura, inclusività e condivisione che hanno condotto a documenti molto elaborati;
– il recupero e la rivitalizzazione di circa 80 ettari dei 180 totali dell’azienda, con coltivazioni di seminativi, di alberi da frutto, di ortaggi, piante aromatiche e zafferano, la gestione di olivi e vigne, l’allevamento ovi-caprino e di galline ovaiole, l’apicoltura, il vivaio, le produzioni erboristiche, la panificazione e la birrificazione, mediante la rivisitazione in senso agroecologico del modello agricolo tradizionale;
– la realizzazione di interventi di manutenzione autogestita per una gestione condivisa del patrimonio abitativo;
– il coinvolgimento di più di trecento persone del territorio nella custodia del bene comune, con progetti di autogestione di parte dell’oliveta e degli orti condivisi (progetto Mo.T.A.);
– il recupero di varietà locali di alberi, piante e grani, l’organizzazione di giornate di scambio di semi e di una Casa delle Sementi;
– la pragmatica ricerca di interlocuzione con le istituzioni che ha condotto alla elaborazione di una “Dichiarazione di uso civico del bene comune” con il quale il movimento si è autocostituito in comunità e ha prospettato possibili forme di riconoscimento legale dell’esperienza.
In questi anni di custodia la comunità locale si è aggregata intorno all’attività del comitato, si è consolidata e ha preso coscienza di sé. Sulla scia delle positive esperienze di Napoli (ex Asilo Filangieri) e Palermo (Complesso di Montevergini), che hanno visto riconoscere dall’Ente Pubblico il loro percorso di gestione condivisa di un bene comune, è stata redatta una “Dichiarazione di gestione civica di un bene comune”, con cui si costituisce la Comunità di Mondeggi quale soggetto collettivo in grado di custodire e far vivere Mondeggi attraverso una serie di regole chiare e condivise.
Ciò nonostante la Città Metropolitana ritiene di dover porre fine a questa “illegale” e “scandalosa” costruzione di un bene comune che in altri contesti non solo è riconosciuta legalmente (es. carte sulla gestione dei beni comuni, affidamento di spazi pubblici, forme di scambio di servizi, ecc.) ma è anche sostenuta amministrativamente ed economicamente perché in essa viene riconosciuto un benefico effetto nel rafforzamento del tessuto sociale oggi sempre più rarefatto e frammentato. Di fronte alla reiterata volontà della comunità di Mondeggi di aprire un dialogo e veder riconosciuta l’utilità sociale del proprio lavoro, la Città Metropolitana motiva l’intenzione di alienare l’intera proprietà in quanto “ potrebbe meglio consentire al complesso immobiliare Villa di Mondeggi e sue pertinenze, di adempiere alla missione di ‘promozione della ruralità polifunzionale’, come da prescrizioni urbanistiche del Comune di Bagno a Ripoli” senza considerare che la ‘promozione della ruralità polifunzionale’ è già in atto, così come pratiche ottimali di agricoltura contadina sostenibile e di filiera corta, in grado di coinvolgere la comunità locale e aumentare il senso di appartenenza e di partecipazione.
Se l’alienazione avesse luogo si può verosimilmente prevedere che a un’esperienza migliorativa, che sta riscuotendo un evidente successo, si sostituirebbe una società finanziaria che rafforzerebbe il fenomeno di gentrificazione e accentramento della proprietà fondiaria, già in atto in Italia da decenni con la scomparsa solo negli ultimi trenta anni di quasi due milioni di piccole aziende contadine, deprimendo il protagonismo della società locale. Mondeggi rappresenta un esperimento riuscito di gestione di un bene secondo logiche comunitarie, contro l’individualismo dilagante, solidali, contro l’onnivora competizione, autogestionarie, al posto dell’onnipresente gerarchia. Per questo l’esperienza di Mondeggi è al contempo un tassello importante dell’urgente riflessione mondiale sui limiti dello sviluppo agro-industriale e un’alternativa reale e funzionante. L’attivazione propositiva di un bene comune consente di dare una risposta pratica e attuabile alle perduranti crisi ecologiche, alla disoccupazione, al progressivo scadimento della qualità degli alimenti, alla frammentazione del tessuto sociale rurale. Non chiediamo l’appoggio solo di chi condivide i nostri principi ma anche di coloro che credono nell’importanza di strade non omologate, nutrite da un protagonismo dal basso come premessa per una diffusione del potere, delle opportunità, dei modelli culturali per un futuro sostenibile e solidale, che oggi in Toscana appare utopico, mentre in altri contesti è diventato pratica comune.
Tutto ciò considerato, chiediamo alla Città Metropolitana di Firenze:
 
– di non procedere alla pubblicazione del bando di vendita;
– di costruire un percorso di riconoscimento e dialogo con i soggetti pubblici e sociali interessati a consolidare il progetto già avviato dalla Comunità di Mondeggi, in modo da definire e formalizzare forme innovative di gestione sociale e condivisa della Fattoria di Mondeggi, a partire dalla “Dichiarazione di gestione civica di un bene comune”;
– di delineare un progetto di recupero e valorizzazione nel quadro della gestione civica di Mondeggi così come già avvenuto in altri contesti quali Napoli o Palermo.
Le adesioni vanno raccolte in questa forma: Nome (specializzazione / materia di studio o di insegnamento, università o ente di riferimento)
Esempio: Mario Rossi (sociologo, Università di Firenze)
Importante: inviate le adesioni a questo indirizzo danieleamorati@yahoo.it, per qualsiasi cosa scrivetemi.
ADESIONI

Stefano Boni (antropologo, Università di Reggio Emilia), Daniela Poli (urbanista, Università di Firenze), Claudio Sopranzetti (antropologo, Oxford University), Alberto Magnaghi (urbanista, Università di Firenze), Piero Bevilacqua (storico, Università di Roma La Sapienza), Pierre Donadieu (agronomo e paesaggista, Ecole Nationale Supérieure de Paysage, Versailles – Marseille), Iacopo Bernetti (economista agrario, Università di Firenze), Ugo Mattei (giurista, Università di Torino), Carlo Alberto Graziani (giurista, Università di Siena), Fabio Parascandolo (geografo, Università di Cagliari), Andrea Baranes (economista, Fondazione Banca Etica), David Fanfani (urbanista, Università di Firenze), Giovanni Scotto (sociologo, Università di Firenze), Maria Rosaria Marella (giurista, Università di Perugia), Bruno Antonio Bellerate (storico della pedagogia, Università di Roma Tre), Alberto Budoni (urbanista, Università di Roma – La Sapienza), Francesco Alberti (urbanista, Università di Firenze), Alberto Ziparo (urbanista, Università di Firenze), Giovanni Belletti (economista agrario, Università di Firenze), Claudio Saragosa (urbanista, Università di Firenze), Liza Candidi (antropologa, Gran Sasso Science Institute), Francesco Zanotelli (antropologo, Università di Messina), Vittorio Sergi (sociologo, Università di Urbino), Mauro Van Aken (antropologo, Università Milano-Bicocca), Alexander Koensler (antropologo, Queen’s University of Belfast), Ivan Bargna (antropologo, Università Milano-Bicocca), Agostino Petrillo (sociologo, Politecnico di Milano), Sonia Paone (sociologa, Università di Pisa), Donatella della Porta (sociologa, Scuola Normale Superiore di Firenze), Domenico Perrotta (sociologo, Università di Bergamo), Massimiliano Andretta (sociologo, Università di Pisa), Aldo Marchetti (sociologo del lavoro, Università Statale di Milano), Nadia Breda (antropologa, Università di Firenze), Valeria Piro (sociologa, Università di Bologna), Maurizio Bergamaschi (sociologo, Università di Bologna), Angelo Baracca (fisico, Università di Firenze), Alexander Palummo (pianificatore del territorio, Università di Firenze), Gabriella Granatiero (pianificatrice del territorio, Università di Firenze), Monica Bolognesi (pianificatrice del territorio, Università di Firenze), Alberto Di Cintio (tecnologo dell’architettura, Università di Firenze), Filippo Del Lucchese (Senior Lecturer in History of Political Thought, Brunel University London), Enzo Scandurra (urbanista, Università Sapienza di Roma), Giuseppe Bolotta (antropologo, National University of Singapore), Luigi Piccioni (economista, Università della Calabria), Maria Grazia Meriggi (storica, Università di Bergamo), Salvatore Palidda (sociologo, Università di Genova), Michela Semprebon (Sociologa, Università IUAV di Venezia), Francesca Forno (sociologa, Università di Trento), Paolo Baldeschi (urbanista, Università di Firenze), Vittorio Sergi (sociologo, Università degli Studi di Urbino), Giovanni Pizza (antropologo, Università di Perugia), Gennaro Avallone (ricercatore, Università di Salerno), Iacopo Zetti (urbanista, Università di Firenze), Luciano De Bonis (urbanista, Università del Molise), Filippo Zerilli (antropologo, Università di Cagliari), Luca Sebastiani (antropologo, Università di Granada), Camilla Perrone (architetto e urbanista, Università di Firenze), Massimo Rovai (economista agrario, Università di Pisa), Alessandro Mengozzi (geografo, IULM Milano), Pietro Saitta (sociologo, Ricercatore, Università di Messina), Alessandra Gribaldo (antropologa, Università di Bologna), Stefano Gallo (storico, ISSM-CNR Napoli), Ilaria Agostini (urbanista, università di Bologna), Federica Giardina (Filosofa politica, Università di Roma Tre), Erica Raimondi (sociologa, Università degli Studi di Trento), Carlo Cellamare (urbanista, Sapienza Università di Roma), Duccio Basosi (Storico, Università Ca’ Foscari Venezia), Josh Fattal (storico, New York University), Tyrell Haberkorn (giurista, Australian National University), Federico Oliveri (filosofo del diritto e della politica, Università di Pisa), Emanuele Leonardi (sociologo, Università di Coimbra), Giancarlo Paba (urbanista, Università di Firenze), Leonardo Rombai (geografo, Università di Firenze), Hugo Estrella (studi latinoamericani, Università di Pisa), Maddalena Rossi (urbanista, Università Firenze), Sabrina Marchetti (sociologa, Università Ca’ Foscari di Venezia), Leonardo Chiesi (sociologo, Università di Firenze), Francesco Pardi (urbanista, Università Firenze), Maddalena Rossi (urbanista, Università degli Studi di Firenze), Dimitri D’Andera (filosofo della politica, università di Firenze), Roberto Scotti (forestale, Nuoro Forestry School – Università di Sassari), Marinella Gisotti (urbanista, Università di Firenze), Ornella De Zordo (anglista, Università di Firenze), Gianni Scudo (progettatore ambientale, Politecnico di Milano), Gianni Tamino (biologo, Università di Padova), Sara Giacomozzi (architetto, Università di Firenze), Mario Fiorentini (storico del diritto romano, Università di Trieste), Nadia Carestiato (geografa, Università di Udine), Dimitris Dalakoglou (antropologo, Vrije University Amsterdam), Adam Kaasa (urbanista e architetto, Royal College of Art, London), Béatrice Mariolle (architetto, IPRAUS, UMR AUSser, Paris-Belleville), Giovanni Orlando (antropologo, Università di Torino), Yvonne Piersante (sociologa, Università della Calabria), Valentina Marcella (storica, Univ. di Napoli L’Orientale), Agnese Denaro (scienze forestali, Università della Tuscia), Chiara Marchetti (sociologa, Università di Milano), Anna Guarducci (geografa e geografa storica, Università di Siena), Benjamin Tausig (etnomusicologo, Stony Brook University), Carlo Spagnolo (storico, DISUM-Università di Bari), Fabio A. Sulpizio (Storico della filosofia, Università del Salento), Francesca Zampagni (ricercatrice in Relazioni Internazionali, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Chiara Belingardi (ricercatrice urbana, CNR Roma), Alice Poma (ricercatrice, UNAM, Città del Messico), Tommaso Gravante (ricercatore, UNAM, Città del Messico), Alice Mattoni (ricercatrice Scuola Normale Superiore di Firenze), Peppe Allegri (dottore di ricerca, Sapienza Università di Roma), Francesco Biagi (dottorando in sociologia, Università di Pisa), Giacomo Pozzi (dottorando in antropologia e studi urbani, Università di Milano-Bicocca/Instituto Universitario de Lisboa), Matan Kaminer (dottorando in antropologia, University of Michigan), Maëlle Calandra (dottorando in antropologia, EHESS Paris), Stefano Romboli (Libera Università Popolare, Livorno), Rino Genovese (Fondazione per la critica sociale, Firenze), PierPaolo Poggio (Fondazione Micheletti, Brescia), Marco Bersani (Attac Italia), Paolo Cacciari (giornalista)
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