Terragiusta: campagna contro lo sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura

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MEDU – Medici per i Diritti Umani

Il Contesto
Secondo i dati Inail, nel 2014 i lavoratori agricoli stranieri sono stati 327.495, mentre le giornate di occupazione degli stessi quasi 27milioni, il 24% del totale delle giornate dichiarate nel 2014. Sempre secondo i dati Inail, i principali paesi di provenienza di tali lavoratori sono la Romania, l’India e il Marocco. Molto più in fondo nella lista compaiono invece le comunità sub-sahariane – Mali, Burkina Faso, Gambia, Ghana -, nonostante una loro forte presenza in questo settore. È questa la principale fetta di lavoratori che affolla i ghetti, le tendopoli, le case abbandonate. Una fetta apparentemente ancora “invisibile” ai dati ufficiali a causa della mancanza di contratti, del maggior isolamento dei lavoratori e del numero esiguo di giornate di lavoro loro versate. In mancanza di un’organizzazione strutturata e coordinata del lavoro soprattutto durante le grandi raccolte stagionali (pomodoro, arance, ecc), continua ad essere inoltre persistente l’impiego dei lavoratori attraverso la figura del caporale. Secondo il rapporto Agromafie e caporalato redatto dall’Osservatorio Placido Rizzotto per conto della Flai-Cgil, sarebbero circa 400mila – di cui l’80% stranieri – i lavoratori che potenzialmente trovano impiego tramite questi intermediari. Secondo gli stessi dati raccolti da MEDU nei precedenti interventi Terragiusta, il quadro lavorativo in alcune regioni è particolarmente preoccupante. Le precarie condizioni di vita e di lavoro incidono fortemente sulle condizioni di salute della popolazione straniera. Secondo quanto rilevato da MEDU nei precedenti interventi, nella giovane popolazione assistita sono preponderanti patologie dell’apparato digerente e del sistema respiratorio direttamente correlate allo stato di indigenza e di precarietà abitativa e sociale. Rimane infatti drammatica la situazione igienico- sanitaria delle migliaia di braccianti che trovano rifugio in insediamenti spontanei e casolari abbandonati.
Nonostante le continue denunce della società civile, della Flai-Cgil e dei media, poco sembra esser cambiato soprattutto rispetto ai fattori dell’accoglienza e dell’integrazione. Per quanto concerne le condizioni di lavoro, invece, si registrano alcuni passi avanti delle istituzioni centrali che però non si declinano in progettualità territoriali che possano migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri.

Il Progetto
Il progetto ha come obiettivo generale la tutela delle condizioni di salute e di lavoro dei migranti impiegati nel settore agricolo italiano in condizioni di sfruttamento e incidere sulle politiche locali e nazionali in tema di contrasto al caporalato e di sfruttamento lavorativo in agricoltura. Obiettivo specifico è quello di favorire la conoscenza dei diritti, in particolare del diritto alla salute e dei diritti sul lavoro, l’accesso e la fruizione dei servizi socio-sanitari, legali, di accoglienza e di integrazione da parte dei migranti impiegati in agricoltura in condizioni di sfruttamento. Contribuire ad informare l’opinione pubblica sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri impiegati in agricoltura.
A tale fine, a livello locale l’operatività sul campo prevede attività di prima assistenza sanitaria e orientamento socio-legale e sanitario per mezzo della clinica mobile di Medu, il rafforzamento degli ambulatori per stranieri di Rosarno e Venosa Rosarno e attività di sindacato di strada e orientamento legale (rinnovo permessi di soggiorno, controllo contratti di lavoro) in partnership con Flai-Cgil della Piana di Gioia Tauro e l’Arci Iqbal Masih di Venosa (PZ). L’advocacy nei confronti delle istituzioni si doterà di due importanti strumenti: il rafforzamento di coordinamenti locali della società civile e la collaborazione con la Campagna #FilieraSporca promossa da daSud, Terra! Onlus, Terrelibere.org per le attività di advocacy istituzionale e nelle aziende agricole. Le attività di comunicazione e testimonianza rivolte alla popolazione straniera e alla società civile saranno implementate con la collaborazione di Zalab, per la parte video, e AMIS (Agenzia Multimediale Informazione Sociale) per quella radiofonica.

Risultati attesi:
I lavoratori migranti ricevono un’adeguata assistenza sanitaria e accedono ai servizi socio-sanitari presenti sul territorio;
I migranti vittime di sfruttamento sul lavoro sono informati in merito alla legislazione vigente in tema di diritto alla salute e di diritti sul lavoro;
Le organizzazioni della società civile locale sono in grado di fornire informazioni e orientamento ai lavoratori e di svolgere una costante attività di advocacy presso le istituzioni locali e nazionali;
L’opinione pubblica, le istituzioni locali, nazionali ed europee e le aziende sono informate in modo rigoroso, sulla base delle evidenze raccolte sul terreno, in merito alle condizioni di vita e di lavoro dei beneficiari del progetto.

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